Il corpo umano di Paolo Giordano

Il corpo umano di Paolo Giordano

Il corpo va di moda. Almeno in letteratura. Sugli scaffali delle librerie italiane, infatti, due noti scrittori si sono dati appuntamento a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro per uscire con un romanzo dal titolo estremamente “fisico”. Storia di un corpo di Daniel Pennac (Feltrinelli) e Il corpo umano di Paolo Giordano (Mondadori).

Per Giordano questo secondo romanzo era una prova importante. Dopo l’esordio fulminante di cinque anni fa con La solitudine dei numeri primi, che ha venduto oltre due milioni di copie in tutto il mondo, il ragazzo prodigio, oggi quasi trentenne, doveva dimostrare di non essere una meteora, bensì un astro capace di splendere a lungo nel cielo della letteratura. E per quanto mi riguarda, ci è riuscito.

Il corpo umano è un ritratto minuzioso delle relazioni personali in un contesto peculiare: quello di una base militare in un avamposto sperduto nel deserto del Gulistan, nel sud dell’Afghanistan. I soldati protagonisti del romanzo sono tutti venti-trentenni alle prese con un’esperienza più grande di loro che lascerà segni profondi, che tutti tenteranno disperatamente di cancellare. L’incipit è illuminante:

Negli anni successivi alla missione, ognuno dei ragazzi s’impegnò a rendere la propria vita irriconoscibile, finché i ricordi di quell’altra, dell’esistenza di prima, non si macchiarono di una luce fasulla, artificiale, ed essi stessi non si convinsero che niente di quello che era accaduto fosse accaduto realmente, o per lo meno, non a loro.

Chi non ama le storie di guerra, non tema: Il corpo umano è sì un romanzo ambientato in un contesto ostile, ma non narra di trincee, armi e battaglie. La violenza, le poche volte in cui compare, è sempre un mezzo per interrogarsi sui rapporti umani, sui valori, sui legami familiari e la loro influenza sulla vita adulta, un tema molto caro a Giordano, che scava nel passato e nell’intimità dei suoi personaggi fino a dar loro un’identità così precisa che il lettore, in alcune pagine particolarmente ben riuscite, finisce catapultato in Afghanistan, soldato tra i soldati.

Lo sforzo di documentazione, frutto di una visita reale dell’autore alla fob (Forward Operating Base) Ice,  in cui si svolge la maggior parte della vicenda, è ben visibile nelle accurate descrizioni delle routine che governano la vita militare, ma la vera abilità dell’autore si rivela nel dar voce ai tormenti, ai dubbi e alle emozioni che attraversano la mente e il cuore dei giovani soldati.

Il plotone, guidato dal maresciallo Antonio René, uomo angosciato da pesanti responsabilità militari e private, è composto da un gruppo di personalità stereotipate, ma cariche di umanità.

C’è il tenente medico Egitto che preferisce affrontare le brutture della guerra pur di fuggire a quelle dei ricordi di famiglia, contrassegnati da un difficile rapporto con i genitori e la sorella Marianna:

Non mi lamentavo, comunque. Imparai ad accettare lo squilibrio di amore dei miei come uno svantaggio inevitabile, giusto persino.

Tra gli antipatici spicca Cederna, il soldato coraggioso ma egoista e spaccone:

 Cederna è capace di citare a memoria i primi quaranta minuti di Full Metal Jacket, battuta per battuta: Mitrano è il suo soldato Palla di Lardo, la sua vittima designata, e proprio come lui non si diverte affatto.

Poi, Ietri, il ventenne timido e ingenuo che cerca nell’esercito un modo di affrancarsi dal legame con una madre troppo apprensiva:

Quando Ietri torna nella hall è infuriato. Ha fatto la figura del deficiente davanti al colonnello e la colpa è tutta di sua madre. Lei allunga il collo per controllare le dita. “Perché le hai tagliate da una parte sola? Te l’ho detto che dovevo farlo io, testone. Con la sinistra non sei capace. Vieni, andiamo.” Ietri la respinge. “Lasciami in pace.” La donna lo squadra severamente, scuote la testa, poi si mette a frugare nella borsa. “Tieni mangia questa che hai l’alito cattivo.” “Ma la vuoi smettere, cazzo?” ruggisce il caporalmaggiore. Le colpisce la mano. La caramella cade a terra e lui la calpesta con l’anfibio. Lo zucchero verde si frantuma. “Sei contenta adesso?” Di Salvo si volta a guardarli insieme alla famiglia e, seppure con la coda dell’occhio, Ietri nota che anche Cederna si è girato dalla sua parte. Non sa cosa gli è preso. Due goccioloni sbocciano negli occhi della madre. Ha la bocca aperta e il labbro inferiore le trema un poco, unito all’altro a un filo resistente di saliva. “Scusami” sussurra la donna.

Ci sono anche le donne, ma su un piano diverso, quasi mai protagoniste dell’azione, ma sempre decisive nello scatenare sentimenti. Ci sono quelle in divisa che condividono la vita del campo e quelle sognate, a casa, ad aspettare il ritorno dei loro mariti, fidanzati, fratelli, amanti.

E, infine, c’è la vita che deve ricominciare al termine della missione, una vita che ognuno ricostruisce come può, cercando di allontanare da sé quelle immagini e sensazioni in cui il corpo è sempre protagonista. Forse è l’ultima parte del romanzo l’unica a mostrare qualche segno di debolezza perché, dopo pagine di straordinaria intensità emotiva, è difficile congedarsi raccontando l’esistenza che torna a scorrere sui binari di una normalità più anelata che raggiunta.

  •  Titolo: Il corpo umano
  • Autore Paolo Giordano
  • Editore: Mondadori
  • Prezzo: 19 €
  • Voto: 8 1/2

3 commenti

  1. Avatar
    Ausilia novembre 30, 2012

    Ho letto “La solitudine dei numeri primi” non appena è uscito. La lettura è stata fluida, il titolo piuttosto originale. Spero di riuscire a leggere anche questo.
    Questo blog è interessante, ha scatenato in me la voglia di ricominciare, in qualche modo, a scrivere testi, a reinventarmi. In un mondo dove il giornalismo è stato messo sotto ai piedi dalla feroce concorrenza (a gratis) non è facile mettersi in carreggiata. Però la passione ripaga ogni sforzo. Grazie e complimenti. Da oggi hai una lettrice entusiasta in più!

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      Patrizia La Daga dicembre 01, 2012

      Capita che un venerdì sera torni a casa a mezzanotte passata e trovi un commento come questo. E tutti gli sforzi della settimana, la fatica, le piccole delusioni diventano niente, piccoli intoppi della vita da soffiare via per alzarsi domani con nuova energia. Grazie per le tue parole, sapere di aver scatenato la tua “voglia di ricominciare” è un’enorme soddisfazione e spero che un giorno tu mi scriva per raccontarmi il seguito della storia. Che sono certa sarà una storia di successo.
      Ti auguro di realizzare tutti i tuoi sogni più belli. A presto.

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