Una giornata al Salone del Libro di Torino

Una giornata al Salone del Libro di Torino

Le fiere sono parentesi speciali nella vita di qualsiasi azienda, indipendentemente dal settore di attività. Parentesi che durano lo spazio di pochi giorni, ma che vanno riempite con contenuti che spesso richiedono settimane o mesi di preparazione.

Nel caso delle case editrici questa regola è ancora più vera. In un mercato in crisi (gli ultimi dati NielsenBooksCan presentati proprio al Salone dall’Aie parlano di un calo delle vendite di libri vicino al 12% nei primi tre mesi del 2012) gli editori devono arrivare all’appuntamento più importante dell’anno con le carte in regola per attirare l’attenzione del pubblico e degli addetti ai lavori sulla loro offerta. E quest’anno, stando ai primi dati diffusi domenica sera, pare che l’obiettivo sia stato centrato. L’organizzazione parla di un incremento del 5% dell’affluenza rispetto all’edizione del 2011 e incassi pari o superiori a quelli dello scorso anno. Almeno per i gruppi grandi e medi. Più critica, invece, la situazione per i piccoli operatori.

Per noi giornalisti e blogger il Salone del libro di Torino è un’occasione unica per conoscere nuovi interlocutori tra gli addetti stampa, i responsabili dei social network, i colleghi della stampa e incontrare editori e scrittori più o meno conosciuti. Date l’importanza e le dimensioni dell’evento, l’ideale sarebbe potersi godere tutti i giorni di apertura e partecipare alla maggior parte delle conferenze e dei dibattiti in calendario. Nel mio caso ciò non è stato possibile, ma la mia full immersion di dodici ore, dall’apertura del mattino fino alle ventidue di venerdì 11 maggio, è stata comunque un’esperienza significativa che più di una persona che non ha potuto essere presente mi chiesto di condividere.

Eccone  una  cronaca.

Ore 10.30

Dopo essermi accreditata come stampa entro finalmente nel primo padiglione. L’ambiente è vivace e molto rumoroso. Diverse scolaresche di tutte le età affollano i corridoi. Dopo una veloce occhiata alla piantina per rendermi conto di come sono organizzate le zone espositive, decido di fare un primo giro di “esplorazione” e di scattare un po’ di foto. In fondo al primo padiglione scopro che al salone non solo si legge, ma anche si suona e si videogioca. Gruppi di ragazzi picchiano come forsennati sui piatti della batteria o sulle tastiere dentro a un rumorosissimo stand, altri invece lo fanno in una cabina insonorizzata che emula le vere sale di registrazione. Poco più in là due ragazzine circondate da una folla di adolescenti ancheggiano come Shakira di fronte a uno schermo sul quale due avatar mostrano loro i passi di danza da seguire. Tutt’intorno libri dedicati all’infanzia.

Basta passare nel padiglione successivo per cambiare panorama. Sulla moquette gialla si ergono stand di tutte le dimensioni stracolmi di volumi: il sogno di qualunque lettore. Qui i giganti dell’editoria si affiancano ai piccoli editori indipendenti, grandi nomi e piccole realtà convivono come vorremmo facessero di più e meglio nelle librerie delle nostre città. Il lettore può perdere ore e ore a leggere quarte di copertina e a sfogliare cataloghi. Alle casse vedo gente che acquista e me ne rallegro. Io faccio una prima incursione allo stand di Edizioni E/O e poco più tardi porto via con me “L’unico scrittore è quello morto” di Marco Rossari e “La banda degli invisibili” di Fabio Bartolomei.

 Ore 11.30

Entro nello stand della casa editrice che sta valutando la pubblicazione del mio primo romanzo. Per discrezione (e scaramanzia) non posso dire qual è, ma incontro l’editor che sostiene la mia candidatura alla pubblicazione e la persona che ha in seconda lettura il manoscritto. Chiacchieriamo di libri e di futuro e me ne vado con ottime sensazioni. Entro luglio conoscerò il mio destino. Motivata, punto decisa allo stand di Giulio Perrone Editore e vengo accolta da una delle responsabili della comunicazione e dei social network, che mi illustra le nuove uscite e mi consiglia il libro di Giuseppe Aloa “La logica del desiderio”, candidato allo Strega. Detto fatto, lo metto nello zaino per una prossima recensione e ci accordiamo anche per un’eventuale futura intervista con l’autore.

 Ore 12.30

I corridoi si affollano di gente. Mi vengono in mente i commenti di alcune persone che in Twitter sostengono l’inutilità di andare al Salone. Troppa “festa”, troppo rumore, troppi personaggi famosi, troppo tutto. Uno scrittore mi ha detto di evitarlo con cura ogni anno, poi però trovo i suoi libri in bella vista sui tavoli della casa editrice che lo pubblica. Ognuno sceglie come meglio gestire la propria immagine, ma le critiche alla kermesse basate sul vuoto culturale mi sembrano eccessive. Tra i padiglioni del Salone c’è di tutto. Libri commerciali e piccoli gioielli che per cinque giorni hanno qualche possibilità in più di stare sotto i riflettori. I nomi famosi richiamano il pubblico e riempiono le sale destinate alle conferenze, ma lo stesso pubblico che ascolta lo scrittore di best seller poi ha la possibilità di scoprire autori ed editori di cui forse non aveva mai sentito parlare.

Vado a trovare la responsabile dei social network di Nottetempo, una casa editrice che apprezzo e che ha in scuderia ottimi autori come Milena Agus. Lo stand è ampio e colorato e molta gente sta sfogliando i libri esposti lungo i banchi che ne delimitano il perimetro. Dopo una piacevole conversazione mi congedo con in mano con un romanzo appena uscito che recensirò prossimamente: “Guida il tuo carro sulle ossa dei morti” della polacca Olga Tokarczuk. Il titolo mi spaventa, ma la presentazione è stata eccellente. Vedremo.

Ore 14.00

Dopo una sosta in sala stampa per ritirare la documentazione ufficiale del Salone e ricaricare l’Iphone, che tra tweet, foto e telefonate ha la batteria agli sgoccioli, continuo la mia serie di incontri. Questa volta è il caso di un giovanissimo imprenditore che ha creato DuDag Editrice, una realtà che vende esclusivamente libri elettronici di esordienti a un euro. L’iniziativa è partita tre mesi fa e per ora ha soltanto due scrittori in catalogo, ma l’entusiasmo di questo ventiduenne, studente, lavoratore e imprenditore è contagioso e dà allegria. In un panorama di giovani che si dichiarano senza speranze, conoscerne uno con questo spirito fa bene al cuore. Gli auguro tutto il successo possibile e me ne vado a mangiare un panino prima di assistere alle conferenze del pomeriggio.

 Ore 16.00

È l’ora dell’incontro con Arturo Robertazzi autore di “Zagreb” (Aisara) che presenta la versione elettronica del suo romanzo “eZagreb”.

La sala, ubicata nella zona dedicata all’editoria digitale, dove primeggia lo stand di Amazon con i Kindle in prova a disposizione del pubblico, non è insonorizzata e questo crea un po’ di difficoltà nel seguire la conversazione. Lo scrittore, molto attivo su Twitter, spiega come è nata l’idea del libro e illustra i contenuti multimediali a cui si può accedere dai tablet. Con un clic si passa dal testo all’informazione e, se ci si connette a Internet, il contenuto extra è ancora più completo. Seduto al mio fianco c’è un signore che, come me, prende appunti su un Ipad. Mi sembra di vederlo twittare. Scoprirò al termine dell’incontro che si tratta del “famoso” Bot, ovvero il responsabile della comunicazione sul social network per Einaudi. Una vera  celebrità in rete con cui sono molto lieta di aver fatto conoscenza.

Dopo la conferenza scambio quattro chiacchiere anche con Robertazzi e con la sua editor all’interno dello stand di Aisara Editore. Prima di andarmene mi consiglia il romanzo di Pablo d’Ors “Il debutto” per una futura recensione. Il mio zaino ormai persa una tonnellata. La mia schiena non è per nulla felice, ma io gongolo con tutti quei libri da portare a casa.

 Ore 17.30

In programma alle 17.00 c’era un incontro tra il giornalista Beppe Severgnini e Francesco Piccolo intitolata “Sconnessi contro iperconnessi, il duello degli anni Dieci?” Arrivo in ritardo, la sala è piena e riesco a sentire solo una piccola parte della conversazione. Severgnini, nel ruolo del sostenitore del “vivere social” esprime un concetto che ho sempre condiviso: stare nelle reti sociali non è un obbligo, se lo si fa occorre avere equilibrio e senso della misura. Lui dichiara di non fare più di tre tweet al giorno, elaborati con attenzione prima dell’invio. “Se io fossi iperconnesso – dice il giornalista – sarei preoccupato. Twitter è un oggetto acuminato. Credo che l’intelligenza in pillole sia un vero regalo”. Francesco Piccolo, scrittore e sceneggiatore replica in questo modo: “La scrittura in 140 caratteri è una grande possibilità. Ma ciò che mi lascia dubbioso è la possibilità dell’immediatezza. Quando lavoro con Nanni (Moretti) spegno il cellulare per ore e mi concentro sullo scrivere. Una scrittura non immediata, ma mediata, lenta. I social mi fanno paura, la poca profondità è pericolosa”.

 Ore 18.30

Scappo dalla conferenza di Severgnini per tornare nella zona Book to the future, riservata ai temi legati all’editoria digitale. Qui si svolge l’incontro da titolo “Cosa parliamo quando parliamo di libri” organizzato da Zazie.it, “il social network di chi legge con passione”, molto attivo anche in Twitter. Conducono l’evento Marco Ghezzi di Bookrepublic, lo scrittore Piersandro Pallavicini autore di “Romanzo per signora” edito da Feltrinelli, casa editrice che al salone ha uno stand enorme e sempre affollato, la giornalista Laura Pizzino di Vanity Fair e Barbara Sgarzi di Zazie.it. Dovrebbe partecipare anche Marta Perego che conduce un programma di libri su Class Tv, ma un’indisposizione la costringe a rinunciare all’ultimo minuto. L’incontro è di nuovo disturbato dalla musica e dal vociare della gente appena fuori dallo stand, ma il tema è interessante. Mi colpisce soprattutto il discorso di Pallavicini quando parla di Twitter: “Io già usavo Facebook in tempi non sospetti quando non avevo alcun libro da pubblicizzare. Poi mi è piaciuto Twitter e non solo per fare promozione al mio romanzo. Credo che si veda quando una persona sta sul social network solo per farsi pubblicità e quando invece gli piace davvero socializzare. A me Twitter non imbarazza affatto. Mi imbarazza molto di più quando dico qualcosa e nessuno mi ascolta.” Interrogato sulle recensioni dei lettori online Pallavicini esprime i suoi dubbi: “Le trovo molto umorali. Finché non sei famoso parlano bene di te, poi se hai successo ti maltrattano. Basta guardare Piperno e Baricco. È l’effetto della democrazia, non ci si può far nulla”.

 Ore 19.30

Entro nello stand di Fazi Editore, un altro contatto con cui ho frequenti scambi di tweet. Anche in questo caso il responsabile è un giovane entusiasta che mi presenta vari romanzi e le strategie di marketing adottate per promuoverli. Chiacchieriamo a lungo e me ne vado soddisfatta con due libri che non vedo l’ora di leggere: “Resta con me” di Elisabeth Strout e “Stoner” di John Williams. Poco distante si trova la postazione di Miraggi Edizioni con cui ho avuto frequenti scambi di battute su Twitter. Lo stand è piccolo ma colorato e ha in vendita magliette e  divertenti oggetti di merchandising. L’addetta stampa e le altre persone presenti allo stand sono molto simpatiche e cordiali, oltre che competenti. Anche qui la conversazione è interessante e termina con tre libri di prossima recensione: “Volfango dipinto di blu” di Elvio Calderoni, “9 notti a Parigi di” Giorgio Pirazzini e “Alice in gabbia” di Arianna Gasbarro. Mi invitano anche alla festa che seguirà la chiusura del Salone. Ringrazio e mi accorgo dallo stomaco che brontola che sono quasi le 21.00, ora in cui avevo previsto di assistere all’ultima conferenza della giornata. Corro al bar, ingurgito la prima cosa commestibile ed entro in sala azzurra.

Ore 21.00

La presentazione del libro di Marco Malvaldi, “Odore di chiuso” (Sellerio), con la partecipazione di Luciana Littizzetto e la lettura di Alessandro Benvenuti non è ancora cominciata, la sala è piena, i relatori sono già arrivati e il pubblico li circonda per farsi fotografare insieme a loro o chiedere un autografo.

L’incontro inizia con la consueta comicità della Littizzetto alla quale Malvaldi risponde con destrezza. Tra i protagonisti del suo giallo di ambientazione ottocentesca ci sono figure che ricordano più o meno esplicitamente noti personaggi dell’attualità, uno dei quali ha per nome Lapo, cosa che suscita grande ilarità tra il pubblico. Ne escono battute divertenti seguite dall’eccellente reading di Benvenuti.

Il mio Salone del libro, purtroppo, termina qui. Avrei ancora tante persone da incontrare, libri da sfogliare e conferenze da ascoltare così, mentre me ne vado, prometto a me stessa che il prossimo anno mi organizzerò per restare per l’intera durata dell’evento.

La mattina successiva rientro a Barcellona e nel weekend seguo a distanza i tweet che provengono dal Salone. Forse un modo per essere ancora lì.

2 commenti

  1. Avatar
    Amisaba Maggio 14, 2012

    Insomma… se ti leggeremo di meno su twitter capirò come mai…. con tutti i libri che hai programmato di leggere nei prossimi giorni 🙂 P.S. in bocca al lupo per il tuo libro.

    • Avatar
      Gigliola Biason Maggio 20, 2012

      Ciao,è un piacere leggerti,sto’scoprendo un mondo nuovo, internet fino a qualche mese fa mi era estraneo,preferendo scrivere sulla carta.La recensione che ho letto l’ho sentita oltre le parole.Deve essere bello ciò che fai. Buona lettura, e confido nei tuoi consigli, utili a crederci sempre…

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