Il figlio. Philipp Meyer

Il figlio. Philipp Meyer

Ne Il figlio di Philipp Meyer (Einaudi), c’è l’essenza della storia dell’umanità:

Rispetto a JFK, non era rimasta sorpresa. Nell’anno in cui morì c’erano ancora in vita dei texani che avevano visto i genitori scotennati dagli indiani. La terra era assetata. Conservava qualcosa di primitivo. […] Quando erano arrivati gli spagnoli lì c’erano i Suma, i Jumano, i Manso, i La Junta, i Concho […],  ma nessuno sapeva se avessero spazzato via i Mogollon o discendessero da loro. Vennero tutti spazzati via dagli Apache. Che a loro volta vennero spazzati via, perlomeno in Texas, dai Comanche. Che alla fine vennero spazzati via dagli americani.

Un uomo, una vita: era quasi inutile parlarne. I visigoti avevano distrutto i romani, ed erano stati distrutti dai musulmani. Che erano stati distrutti dagli spagnoli e dai portoghesi.

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È la legge del più forte, del più assetato di potere, del più spregiudicato a fare da filo conduttore di un romanzo che potrebbe facilmente diventare un film. Una saga familiare in cui le vicissitudini personali, spesso molto avvincenti, si fanno comunque piccole di fronte alla grandezza degli scenari sociali, politici e umani.

Il figlio è l’epopea di una famiglia americana, i McCollough raccontata dai protagonisti di tre generazioni: Eli, il capostipite, soprannominato “il Colonnello”,  nato il 2 marzo 1836, data della dichiarazione d’indipendenza del Texas dal Messico, suo figlio Peter, classe 1870 e la nipote di quest’ultimo, Jeannie, a cui spetta il compito di dipingere il cambiamento sociale americano nel XXI secolo fino ai giorni nostri.

Il figlio non è un libro comodo. Stiano alla larga i lettori di romanzi usa e getta, questa è una storia che si assapora lentamente, ma anche i fan dei cowboy eroici che salvano allevatori indifesi dagli assalti di indiani spietati. Poca soddisfazione avranno anche i sostenitori della pacificità delle tribù indiane. Ne Il figlio, la violenza, prima fisica e morale, è uno stile di vita condiviso e le poche voci dissonanti faticano a farsi ascoltare. Una di queste è quella di Peter, terzogenito del Colonnello, un idealista e come tale considerato un debole, che rifiuterà la ferocia del padre ma che, attraverso l’amore, scoprirà di essere ben più forte di quel che immaginava.

Uno dei punti di forza de Il figlio è la straordinaria capacità narrativa di Meyer. Mettere insieme quasi due secoli di storia americana, descrivendo in modo minuzioso i massacri degli allevatori messicani in Texas, le spesso rivoltanti abitudini delle tribù Comanche, dai metodi di scotennamento dei nemici alle ricette a base di fegato crudo e bile di bisonte, per poi passare all’epoca delle licenze petrolifere e alle relative lotte di potere, fino alle difficoltà di una donna d’affari in un mondo maschilista, è un’impresa titanica che a Meyer riesce egregiamente, grazie anche alla scelta di alternare le voci narranti, in modo da creare attesa e non annoiare mai.

Nella prima parte del romanzo, a tenere il lettore incollato alle pagine sono le peripezie del giovane Eli, rapito dai Comanche e sottoposto a vessazioni di ogni genere al fine di farlo diventare un membro effettivo della tribù. Mentre il futuro Colonello forgia il carattere assalendo villaggi e scotennando bianchi, poco a poco l’autore ci presenta gli altri due protagonisti, Peter e Jeannie che, insieme a una miriade di personaggi minori, ma funzionali, acquisiranno un ruolo più rilevante nella secondo parte del libro.

Il figlio è un romanzo che, nonostante la mole (oltre cinquecento pagine), si legge godendosi ogni riga, anche le più raccapriccianti, perché racchiude in sé gli elementi di ogni storia vincente: una trama appassionante, una ricostruzione storica istruttiva e soprattutto la capacità di suscitare emozioni dei personaggi. Che abbiano provocato repulsione o empatia, una volta chiuso il libro è impossibile scordarsi di Eli, Peter e Jeannie, ma anche della famiglia Garcia, di Toshaway, Escuté o Fiore Della Prateria.

A quando il passaggio al grande schermo?

  • Titolo: Il figlio
  • Titolo originale: The son
  • Autore: Philipp Meyer
  • Editore: Einaudi
  • Pagine: 553
  • Prezzo: 20€
  • Voto: 9

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2 commenti

  1. Avatar
    Matteo Berninetto maggio 16, 2014

    Si può sapere chi l’ha tradotto? Possibile che l’80% dei recensori non ne faccia mai menzione?

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