Metti un giorno Saviano a Barcellona

Quando ho scoperto che Roberto Saviano avrebbe presentato  “Vente conmigo”, versione spagnola del suo “Vieni Via con me” uscito in Italia nel marzo del 2011 (Feltrinelli) non ho dubitato un momento sull’opportunità di assistere alla conferenza. Ammetto di avere invidiato i colleghi giornalisti della stampa spagnola che hanno avuto l’occasione di intervistarlo in privato prima che l’evento avesse inizio e mi sono pentita di non essermi accreditata come professionista. Il blog però in quei giorni era ancora in fase nascente e come freelance, senza una grande testata alle spalle tutto mi risultava un po’ più complicato. Così alle 18.30 del 6 febbraio mi sono seduta in una sala troppo piccola e già affollata della libreria La Central di Barcellona. Tra il pubblico le voci italiane erano la maggioranza. C’era gente di tutte le età. Molti sono rimasti in piedi e hanno assistito alla presentazione nella sala attigua dove era stato piazzato un grande schermo. Le guardie del corpo erano ovunque e la sensazione di nervosismo che trasmettevano faceva apparire l’evento più una conferenza di un politico che di uno scrittore.

Saviano è arrivato puntuale insieme a Josep Maria Martí Font, giornalista “del País” oltre che sceneggiatore ad Hollywood, il quale ha il compito di  intervistare lo scrittore in un faccia a faccia in cui si capisce fin dall’inizio che nemmeno una parola sarà lasciata al caso. Il traduttore avrà il suo bel da farse per riportare fedelmente i lunghi discorsi di Saviano. Dopo un caloroso applauso di benvenuto al pubblico viene annunciato che non sarà consentito fare domande. Gli ultimi quaranta minuti saranno dedicati esclusivamente alla firma dei libri. Peccato.

La prima domanda che gli viene rivolta è sulla democraticità del governo “tecnico” di  Monti. Saviano lo promuove perché “rispetta le regole”, poi fa una carrellata sulle vecchie malefatte del governo Berlusconi e dei suoi più illustri esponenti e infine passa a spiegare quello che meglio conosce, ovvero i problemi della criminalità organizzata in Italia e in Europa, senza risparmiare la Spagna territorio prediletto dai clan per i loro traffici malavitosi. Speculazione edilizia, riciclaggio di denaro sporco e narcotraffico sono i tre perni che fanno della penisola iberica una terra idillaca per la camorra tanto che, ricorda Saviano, negli anni ottanta il boss Antonio Bardellino, fondatore del clan dei casalesi, aveva definito la costa de Sol come “Costa Nostra”.

Saviano sottolinea la necessità che il governo spagnolo promuova norme più severe contro l’associazione mafiosa e il riciclaggio di denaro, la debolezza di quelle esistenti ha permesso infatti a messicani, italiani, russi e colombiani di fare della Catalogna un punto di incontro per la compravendita di cocaina che spesso viene remunerata con palazzi e costruzioni a Barcellona.

Terminata la sconfortante panoramica sulla situazione delle mafie internazionali, Saviano abbraccia idealmente il suo pubblico e lo ringrazia per l’importante obiettivo a cui la lettura dei suoi libri può condurre. “Le mafie non hanno paura di me – dice – figuriamoci se un po’ di carta gli fa paura. Loro hanno paura di chi legge i miei libri. Il libro è pericoloso non quando è scritto, perché sarebbe solo un punto di vista che può anche essere querelato. No, le librerie sono luoghi pericolosi quando diffondono un’opinione che non è più solo mia, ma appartiene ai lettori che la analizzano e aggiungono idee proprie e mettono così in crisi i meccanismi del potere”. L’elogio alla potenza della letteratura è seguito immediatamente da un grande  applauso.

Negli ultimi minuti Saviano ha citato i dieci motivi per cui vale la pena vivere e, tra le risa generali, ha indicato al primo posto la mozzarella di bufala aversana.  Quando infine gli viene domandato di scegliere tra Messi e Maradona l’animo partenopeo torna a farla da padrone: “Maradona”.

Mentre la gente si metteva in fila sotto lo sguardo vigile delle guardie del corpo sono uscita meditando sull’esistenza di questo ragazzo che da anni vive sotto i riflettori e allo stesso tempo non è libero di godere della luce del sole dove e quando vuole. Lo seguo su Twitter e leggo gli aforsmi che invia ai suoi quasi 150 mila follower, citazioni celebri, riflessioni, notizie di cronaca. Mai una sbavatura, un cedimento.

Ho sempre una domanda in testa: Gomorra è stata la sua fortuna o la sua rovina?

1 commento

  1. Avatar
    viviana Febbraio 23, 2012

    La sua Rovina , cara Patrizia, però credo anche che la sua coscienza il suo essere tutto, non riesca ad essere diverso da così. Saviano ha obbedito a se stesso e lo paga ogni giorno.
    E Io, da Itaiana , gli sono grata.
    🙂

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