In ricordo di Giorgio Faletti

In ricordo di Giorgio Faletti

L’ho saputo da un tweet. Come tutto, come sempre. Centoquaranta caratteri che ti portano il mondo in casa anche quando non vorresti. Diceva semplicemente: “È morto Giorgio Faletti. Aveva 63 anni”.

Sono rimasta a guardare quelle parole per un tempo indefinito mentre tutti i ricordi, non tanti a dire il vero, ma sufficienti a farmi spuntare una lacrima, si accavallavano nella mia mente.

L’ho incontrato a Barcellona nell’ottobre del 2012. Presentava la versione spagnola di Appunti di un venditore di donne. Alla conferenza stampa mi sono seduta in prima fila, avevo già letto il libro –  li ho letti tutti i suoi romanzi e – i critici pensino quello che vogliono –  mi sono piaciuti.

Faletti faceva ridere i giornalisti catalani con quel suo modo naturale di prendersi in giro, rispondeva alle loro domande senza lesinare battute e dentro di me ricordavo i tempi di Vito Catozzo, quando ero ragazza e lo vedevo in Tv.

La Daga e FalettiAl termine dell’evento mi sono avvicinata, non avevo concordato l’intervista, ma ero l’unica italiana e mi sono presentata. Il mio sito era appena nato, non avevo nessun nome conosciuto da portare come bandiera per convincerlo a parlare con me. Ma non ce n’è stato bisogno. Giorgio non si è fatto problemi, ci siamo seduti in un angolo della stanza e abbiamo chiacchierato un bel po’. Fumava ininterrottamente la sua sigaretta elettronica, diceva che lo rilassava.

 Spesso mi faceva domande, voleva sapere di me, del mio lavoro, del perché vivevo a Barcellona. Ricordo che a un certo punto ha preso l’Ipad è si e messo a navigare nel mio sito davanti a me. Nessuno l’ha mai più fatto.

Gli avevo detto che amavo scrivere, che avevo delle storie che avrei voluto far leggere agli editori. Al termine della conversazione mi ha lasciato i numeri del suo agente letterario e pochi mesi più tardi me l’ha presentato nel corso di un evento a Milano.

Non gli avevo chiesto nulla, non mi doveva nulla, non ci guadagnava nulla. Gli faceva soltanto piacere darmi una mano.

Giorgio Faletti per me sarà sempre un door opener, una di quelle persone che ti tende una mano per darti un’opportunità senza chiederti nulla in cambio. Ce ne sono poche, pochissime e quando le incontri non le puoi scordare.

La tristezza che mi invade oggi è per la scomparsa non dell’attore, cantante e scrittore, ma dell’uomo, la persona disponibile, generosa e sorridente che la vita ha messo sulla mia strada e che avrei voluto potesse restarci ancora a lungo.

Buon viaggio, Giorgio e grazie.

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3 commenti

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    Elena Benedetti Luglio 04, 2014

    Davvero che tristezza, Patrizia. La notizia ha sorpreso anche me con una certa amarezza. Era una persona che sicuramente avrebbe avuto ancora tanto da dare. Ci lascia dei bei ricordi ed emozioni. La vedo come diceva Lucio Dalla: la morte non è un problema.

    È solo l’inizio del secondo tempo

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      Annamaria Barreca Luglio 06, 2014

      Ho di Giorgio un ricordo piacevole: era inintrigante, istrionico, ironico, sapeva fustigare con una battuta, con il fraseggio di una canzone. Non credo nella morte, penso che noi siamo immortali, mutiamo solo aspetto ed andiamo per dimensioni altre…e da queste, oggi Giorgio ci guarda e sorride bonariamente, ben sapendo che il nostro dolore per la sua scomparsa è immotivato: lui è lì, presente e vivo più che mai.

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