Come un bene di consumo

Come un bene di consumo

Unione delle anime? Io la penso diversamente. Io credo che tu sia completo prima di cominciare. E l’amore ti spezza. Tu sei intero, e poi ti apre in due.

Parole di Philip Roth nel suo romanzo L’animale morente, uscito in Italia nel 2005 per Einaudi. Un passo che ho ritrovato per caso in un sito che celebrava l’ottantanovesimo compleanno dello scrittore e che mi ha provocato una riflessione sul concetto di “amore” nella letteratura di questo primo scorcio di secolo.

Ogni epoca elabora un’idea del sentimento amoroso in funzione delle dinamiche socio-economiche che la caratterizzano e mi sono domandata in che fase ci troviamo attualmente. Ripensando agli autori più apprezzati degli ultimi anni, ma anche osservando la realtà che mi circonda, mi sono fatta l’idea della prevalenza di un amore inteso come bene di consumo, da ottimizzare nell’uso per ammortizzarne i costi, e gettare una volta esaurito l’impulso primario che aveva spinto all'”acquisto”.

Quando l’amore fisico sparisce, sparisce tutto; un’irritazione cupa, senza profondità, viene a riempire la serie dei giorni

scrive Michel Houellebecq nel suo La possibilità di un’isola e ogni giorno di più le statistiche sulla durata della coppia sembrano confermare questa visione. Secondo i dati Istat del 2010, in Italia su dieci matrimoni quattro terminano con una separazione o un divorzio.

Nelle pagine degli scrittori moderni, portavoci del divenire sociale, a fare da protagonista non è quasi mai l’amore quanto la narrazione della sua disfatta. Romanzi dello stile di L’amore quando c’era di Chiara Gamberale o Nessuno si salva da solo, di Margaret Mazzantini, in cui le coppie di protagonisti si trovano  a ripercorrere le tappe del fallimento della propria storia, sono presenze fisse sugli scaffali delle librerie come la rinite allergica in primavera.

Scrive in un passo la Mazzantini:

Cosa pretendeva da lui? Tutto. Semplicemente tutto. E questo era stato il vero sbaglio. Chiudersi in un solo amore e chiedergli tutto. Semplicemente perché di tutto hai bisogno.

Utilizzato un amore, dunque, se ne può cercare uno nuovo, esattamente come si fa con un paio di scarpe logore alle quali si sono fatti fare troppi chilometri. Frédéric Beigbeder  nel suo L’amore dura tre anni ci mette persino la data di scadenza, quasi le relazioni affettive fossero una scatola di medicinali.

Il sociologo polacco Zygmunt Bauman, nel corso di un’intervista curata da Dario Di Vico nell’ambito della manifestazione SegnaVie 2011, ha sottolineato come la “società liquida” fatta da relazioni pure, cioè basate sulla totale libertà di scelta degli individui, abbia creato una situazione di forte ansia negli individui.

Per poter stabilire dei rapporti puri abbiamo bisogno di due persone mentre per poter infrangere questo rapporto ne basta una. Quindi, se una delle due persone è sufficiente per rompere il rapporto, le due persone vanno a letto la sera svegliandosi al mattino con un senso di paura: che cosa deciderà il mio partner? Si sarà stancato? C’è dunque una persona che ha un ruolo preminente rispetto all’altra: ecco di nuovo, l’incertezza.

Il lettore in cerca di sicurezze faticherà a trovarle a meno che non si rivolga alla produzione letteraria di Federico Moccia, uno dei pochi ad essere riuscito a catalizzare le energie amorose di un pubblico adolescente che alla vita liquida sembra preferire la zuccherosa prigionia del cuore, ben simbolizzata dai famosi lucchetti di Ponte Milvio. La storia insegna che nulla s’inventa e tutto torna e forse tra questi giovani lettori si celano già gli scrittori di domani che riporteranno in auge l’amore inteso come impegno a lungo termine, come responsabilità, come dono di se stessi a un’unica persona.

Quell’amore che il filosofo André Gorz aveva magistralmente racchiuso nelle pagine di Lettera a D. Storia di un amore dedicate a Dorine, sua sposa durante cinquantotto anni, insieme alla quale si tolse la vita il 22 settembre del 2007.

Stai per compiere ottantadue anni. Sei rimpicciolita di sei centimetri, non pesi che quarantacinque chili e sei sempre bella, elegante e desiderabile. Sono cinquantotto anni che viviamo insieme e ti amo più che mai. Porto di nuovo in fondo al petto un vuoto divorante che solo il calore del tuo corpo contro il mio riempie.

Mi domando se ci sia qualcuno capace di parlare di smancerie e romanticismo anche davanti a questo monumento all’amore che a ogni lettura tenta pericolosamente le lacrime. Gorz conculde così l’ode alla sua amata:

Ciascuno di noi vorrebbe non sopravvivere alla morte dell’altro. Ci siamo spesso detti che se, per assurdo, avessimo una seconda vita, vorremmo trascorrerla insieme.

Spero che, ovunque si trovino, siano esauditi . E che a me tocchi la stessa sorte.

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