Storia di un corpo di Daniel Pennac

Storia di un corpo di Daniel Pennac

Daniel Pennac è un ottimo scrittore ma se siete suoi estimatori, e vi accingete a leggere Storia di un corpo pensando di ritrovare lo spirito grottesco della famiglia Malaussène, siete sulla strada sbagliata.

L’ultimo sforzo letterario dello scrittore francese, in uscita in Italia il 24 ottobre per Feltrinelli, è un romanzo che non lascia spazio alla capricciosa immaginazione che caratterizzava La fata carabina o La prosivendola, perché completamente focalizzato sulla realtà. La realtà tristemente umana di un corpo che cresce, matura, invecchia e muore.

Storia di un corpo è il diario di un uomo che, dopo averci narrato la sua infanzia con una madre anafettiva e una tata amorevole, resta orfano di padre e, all’età di dodici anni, decide di cominciare ad annotare quasi quotidianamente i cambiamenti che sperimenta il suo fisico. Un viaggio lungo quanto una vita che il protagonista decide di regalare a sua figlia, alla quale il diario sarà recapitato dopo il funerale del padre.

Un’impresa coraggiosa quella di Pennac, impegnato a sviscerare prima le meraviglie fisiche della gioventù, poi le miserie della carne, che il trascorrere del tempo rende sempre più penose. Un’operazione che gli riesce in modo egregio visto che propina al lettore polluzioni notturne, estirpazioni di polipi nasali senza anestesia, dolorose minzioni, trasfusioni di sangue e altre svariate manifestazioni di debolezza umana, con estremo realismo e, spesso, ripugnante puntigliosità.

Va detto che il lettore viene avvisato sin dalle prime pagine su ciò a cui andrà incontro. Poco o nulla saprà della vita del narratore, della sua professione, delle sue emozioni, delle sue scelte. I rari accenni ai sentimenti hanno sempre un’origine puramente fisica, una malattia o un difetto, proprio o altrui, su cui speculare per poi giungere sempre alla stessa, malinconica, conclusione: il tempo corrompe la carne e castiga lo spirito.

La capacità narrativa di Pennac, che in questo libro si esprime attraverso paragrafi spesso brevi, identificati dalla data e dall’età del protagonista come un vero e proprio diario, è intatta ed efficace e, man mano che si avanza nella lettura, si viene colti da un vago senso di angoscia e di impotenza. Pennac con la sua prosa asciutta e intelligente sa rendere interessante anche la descrizione di una ferita purulenta, ma è inevitabile che la concentrazione in poche pagine di malattie e dolori che l’essere umano in genere sperimenta nel corso di una vita (e che sono tristemente sotto gli occhi di tutti visto l’invecchiamento della popolazione) fa sì che si giri l’ultima pagina con sollievo. Quasi una resurrezione.

Qualche riferimento al passato lascia perplessi: una lavatrice collocata nell’estate del 1943 in una casa della campagna francese (cosa teoricamente possibile ma alquanto curiosa poiché la produzione in serie di queste macchine comincia negli Usa proprio in quegli anni e in Europa invade il mercato solo nel dopoguerra), così come l’abitudine di lavarsi i denti con regolarità prima della seconda guerra mondiale, fa pensare che il diario sia in realtà quello che è: un romanzo che imita un diario. Pennac resta comunque impeccabile per lo stile schietto e senza filtri ed è un peccato che non abbia voluto concedere qualcosa in più al cuore, perché in fondo un corpo senz’anima è soltanto un pezzo di carne destinato alla putrefazione.

  • Titolo: Storia di un corpo
  • Titolo originale: Journal d’un corps
  • Autore: Daniel Pennac
  • Editore: Feltrinelli
  • Prezzo: 18€
  • Voto: 61/2

 

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