Romanzo per signora – Piersandro Pallavicini

Romanzo per signora – Piersandro Pallavicini


Patrizia&Giuditta 2 voci per 1 libro è una rubrica che nasce dall’incontro di due persone distanti per formazione ed esperienze di vita, ma unite da una grande passione per i libri e la letteratura. Due donne, Giuditta e io, che si sono conosciute leggendo l’una il blog dell’altra senza essersi mai incontrate di persona (ma intenzionate a farlo presto), due “sentire” spesso discordanti ma sempre rispettosi e aperti al confronto. Da questa complicità è nata, tra un tweet e l’altro, l’idea della rubrica. Un luogo in cui confrontarsi su un libro diverso ogni mese in modo divertente e scanzonato, senza il rigore di una recensione, ma con l’attenzione ai dettagli. Una sorta di gioco (liberamente tratto dalle famose interviste della trasmissione “Le Iene”) che vi permetterà di conoscere nuovi romanzi e sorridere un po’. A partire da questo numero di settembre  la pubblicazione della rubrica viene spostata dal 30 al primo giorno del mese. Aspettiamo tutti i lettori per dar loro  la possibilità di aggiungere la loro voce alle nostre.

Romanzo per signora

Piersandro Pallavicini

Feltrinelli

 Patrizia   twitter: @patrizialadaga  Giuditta  twitter: @tempoxme_libri     www.libri.tempoxme.it
1. Dai un voto alla copertina e spiegalo
Voto:7 Attraente, estiva, spensierata e in sintonia con il titolo, frivolo come non è il romanzo. Una copertina ideale per vendere, ma che nulla dice di ciò che troverà il lettore. Voto: 6 Colorata, estiva, ma rende poco l’idea del libro, molto più malinconico e autunnale, ricco e meditato, di quanto la copertina voglia alludere. Molto bello l’azzurro cielo che si confonde con l’azzurro del mare. Diciamo che avrei scelto altro tono e messo in luce l’aspetto più affascinante del libro che è, a mio avviso, quello letterario.
2. L’incipit è…
Facile da visualizzare. Una caratteristica che si ripete in molte parti del romanzo. Il libro infatti si presterebbe facilmente ad essere sceneggiato per il cinema. Meraviglioso, con l’allusione al film Il sorpasso introduce un elemento che rimane ricco e presente nell’arco della narrazione: i rimandi costanti e continui alla tradizione cinematografica della commedia all’italiana, in toni citazioni scenette e personalità dei personaggi.
3. Due aggettivi per la trama
Semplice ma stuzzicante. Stratificata e variegata
4. Due aggettivi per lo stile
Pungente, limpido. Sobrio e raffinato
5. La frase più bella
Si diventa amici quando si aprono le casseforti dei segreti. L’amicizia senza fronzoli. Bravo Pallavicini. Siamo alla presentazione del libro di Leo Meyer, amico del protagonista, con cui Pallavicini rende omaggio alla figura e al valore esistenziale dello scrittore PierVittorio Tondelli: Aveva preso la parola, e non gli tremava affatto la voce. Aveva raccontato di come il romanzo fosse nato, del perché, del senso che aveva. Si era tirato su le maniche della camicia, aveva raccontato di come odiasse gli stereotipi, sia quelli della gente “normale” -così lui- sia quelli dei gay. Si era allentato il nodo della cravatta, aveva slacciato il colletto, e aveva ricordato che di sopra ci avevano atteso dei pazzi con gli occhiali scuri e degli altri pazzi con le chitarre e i cori. Aveva ricordato cosa avessero scritto di lui “Il Giornale”, “Il Corriere”, “Famiglia Cristiana”. Non aveva alzato la voce, nemmeno quando il fervore lo avrebbe richiesto. Parlava, e il suo parlare sembrava un salmo, un’orazione, un pezzo cantato su una musica senza note. Un flusso, un’onda. Dal suo cuore alla platea. 
6. La frase più brutta
L’umiliazione come forma di violenza nei confronti dei gay: “Non ci hanno picchiati. O insomma sì, un calcio o due nel culo, un paio di sberle. Ma non ci volevano fare male. Non avevano in testa quello. Quel che han fatto è stato spingerci per terra. Con un piede in faccia, mi hanno spinto per terra. Ero in ginocchio e spingendomi mi hanno rovesciato su un fianco. La faccia contro gli scarponi di Leo. Poi giù anche lui. E ci han messi in modo che rimanessimo uno di fronte all’altro. In modo che ci dovessimo guardare in faccia mentre loro facevano quello che avevano in mente di fare.”“Cioè? Che roba?” “Ci hanno pisciato addosso, Attilio. Tutti e tre. Ci hanno pisciato in faccia.” La scena più cruda ed efferata, che ben descrive il clima di intrasigenza e intolleranza verso il mondo gay e chi decide di farsene pubblicamente rappresentante:“Non ci hanno picchiati. O insomma sì, un calcio o due nel culo, un paio di sberle. Ma non ci volevano fare male. Non avevano in testa quello. Quel che han fatto è stato spingerci per terra. Con un piede in faccia, mi hanno spinto per terra. Ero in ginocchio e spingendomi mi hanno rovesciato su un fianco. La faccia contro gli scarponi di Leo. Poi giù anche lui. E ci han messi in modo che rimanessimo uno di fronte all’altro. In modo che ci dovessimo guardare in faccia mentre loro facevano quello che avevano in mente di fare.”“Cioè? Che roba?”“Ci hanno pisciato addosso, Attilio. Tutti e tre. Ci hanno pisciato in faccia.”
7. Il personaggio più riuscito
Leo Meyer. Lo scrittore, gay ed eccentrico fino al midollo. A pari merito, il protagonista Cesare Corsico Piccolini, ironico dolente introspettivo, e Leo Meyer, dietro cui vive un mondo di trasgressioni letterarie ed esistenziali.
8. Il personaggio meno azzeccato
Il protagonista e il Buttafava. Presuntuoso e cinico il primo, attaccabrighe e arrogante fino all’esasperazione il secondo. Un coppia antipatica. Il Buttafava, borioso zuccone sboccato e cinico. Un parvenù trimalchionesco con maggiore aggressività verbale e congetturale
9 La fine è…
Intelligente e decadente, come tutto il romanzo. Ironicamente dissacrante, in pieno clima da commedia all’italiana, che dietro il sorriso cinico e lo sberleffo crudele nascondeva un senso meditato e complesso.
10. A chi lo consiglieresti?
A chi non teme qualche frase in dialetto vigevanese e il cinismo di un gruppo di anziani in cerca di riscatto contro le offese della vecchiaia. Un romanzo amaro, spesso sarcastico, adatto a chi non si formalizza davanti  un linguaggio crudo, talvolta sboccato, mitigato però dall’eleganza dello stile e dai numerosi riferimenti letterari. Rispondo con un piccolo enigma: a tutti coloro capaci di afferrare la provocazione che si nasconde dietro un titolo apparentemente frivolo e femminile come Romanzo per Signora, e mi auguro che siano in tanti.

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