Marco Malvaldi: “La scienza aiuta a scrivere i gialli perché sviluppa la fantasia dell’impossibile”

Marco Malvaldi: “La scienza aiuta a scrivere i gialli perché sviluppa la fantasia dell’impossibile”

Marco Malvaldi non è scrittore che abbia bisogno di grandi presentazioni. I suoi gialli, tutti pubblicati da Sellerio, svettano puntualmente in cima alle classifiche dei libri più venduti e non solo in Italia. L’autore pisano, dopo l’esordio del 2007 con La briscola in cinque, ha collezionato un successo dopo l’altro, sbarcando anche nel difficile mercato americano.

5616907_292751Malvaldi ha un passato come chimico, mestiere che nel 2011 ha dovuto lasciare per far fronte agli impegni da scrittore, che pochi mesi fa lo hanno di nuovo portato in libreria con Il telefono senza fili, nuovo giallo della serie BarLume, diventata anche una fiction Tv, che vede per protagonisti il barista Massimo e gli allegri vecchietti che frequentano il suo bar.

Un paio di anni fa avevo avuto occasione di ascoltare Malvaldi dal vivo nel corso di una presentazione nella quale la sua verve aveva tenuto banco, confermando un’esuberanza e un umorismo che rendono i suoi gialli letture sempre divertenti e piene di brio.

Lo scrittore ha recentemente presentato Il telefono senza fili al pubblico milanese di Bookcity 2014 e ne ho approfittato per invitarlo a una chiacchierata.

L’appuntamento è in un noto hotel del centro, fuori diluvia, ma Malvaldi arriva puntuale e col sorriso. Una buona partenza. Ci accomodiamo nella hall in cerca di tranquillità e ho la sensazione che il personaggio disinvolto e brillante, che traspare dalla scrittura e dalle presentazioni pubbliche, non abbia troppo a che fare con la personalità reale di Marco Malvaldi.

Lo scrittore risponde con garbo e generosità a ogni domanda e la conversazione si protrae a lungo, ma avverto un imbarazzo di fondo, una sorta di timidezza che non ci si aspetta da chi ha fatto dell’umorismo uno dei suoi punti di forza. Anche la stanchezza per i continui viaggi, presentazioni e incontri affiora con frequenza nelle risposte del giallista. Quando ci congediamo, un’ora più tardi, ho la sensazione che in Malvaldi si nascondono due anime. Quella dello scienziato solitario e quella del narratore estroso. Un mix esplosivo che ha reso l’intervista ancora più interessante.

Come nascono le tue storie? Che cosa ti ispira?

Io parto sempre dalla fine. Mi chiedo: “Si potrebbe ammazzare una persona in un certo modo e se sì, come sarebbe possibile scoprirlo?”. Ci sono casi in cui mi vengono idee stranissime e poi scopro che sono già state usate da altri. Un anno fa mi ero chiesto se si poteva uccidere un portatore di pacemaker modificandogli il cellulare, mi sembrava un’idea strabiliante e poi nell’ultima puntata di Homeland ho visto la stessa cosa… Non ti dico le bestemmie!

C’entra la chimica con questa tua grande fantasia?

Assolutamente sì perché la disciplina scientifica ti obbliga a sviluppare la fantasia dell’impossibile, ma nel rispetto delle regole. Sviluppi la capacità di trovare soluzioni nuove all’interno di un labirinto di possibilità, ma con limiti oggettivi che non puoi superare.

Qual è il personaggio dei tuoi libri a cui sei più affezionato?

Aldo, il vecchietto che ancora lavora, perché Aldo sono io a ottant’anni o almeno lui è come spero di essere io a quell’età. Aldo ha manie e passioni che sono le mie, pensa che io da bambino volevo fare il cuoco, però a Pisa non c’era l’alberghiero così ho fatto lo scientifico. Aldo adora la musica barocca e i giochi di prestigio, tutte mie fissazioni…

Malvaldi - La Daga

Il selfie con Marco Malvaldi dopo l’intervista.

Volevi fare il cuoco, invece sei diventato un chimico. Ma a fare lo scrittore non ci avevi mai pensato?

No, assolutamente. Scrivevo per gioco ma mai avrei immaginato che sarebbe diventata una professione. E a dire il vero ancora oggi favoleggio di tornare a fare il chimico. Mi manca molto il lavoro di ricerca.

E non c’è modo di poter conciliare le due attività?

No, la ricerca ti assorbe ventiquattro ore al giorno, è una mania, un’ossessione, una dipendenza, chiamala come vuoi. Ci ho tentato per un po’, ma è impossibile. Per questo sto tentando la via della divulgazione scientifica. Ho già scritto un libro con l’editore Laterza sul calcolo automatico (Capra e calcoli – l’eterna lotta tra gli algoritmi e il caos, coautore Dino Leporini, ndr) e ne sto preparando un altro per Rizzoli sulla scienza del calcio. Però non è bello come fare ricerca. Quando lavori sulla ricerca teorica, che è quella che facevo io, sei costantemente focalizzato su quello che fai, sei in una specie di stato di grazia.

Non è la stessa cosa quando scrivi?

Sì, la fase di scrittura vera e propria, quando ho le mani sulla tastiera, è molto simile. Però io scrivo solo due o tre ore al giorno…

Che tipo di scrittore sei?

Mi sto trasformando. Dovrei essere più disordinato perché forse le cose funzionerebbero meglio. Prima scrivevo quando mi tornava, ora invece devo essere più metodico e quindi, probabilmente, scrivo anche quando non dovrei, anche quando non sono in ottima forma.

Nei tuoi libri c’è sempre molta ironia. Fa parte del tuo carattere?

Mi viene più facile quando scrivo, piuttosto che quando parlo. Credo che nei libri sia importante sapere quando inserire le battute e quante se ne possono fare. È una questione di ritmo e spudoratezza. Bisogna sapere che ogni volta che si fa una battuta c’è il rischio di offendere qualcuno. È rarissimo riuscire a fare una battuta completamente neutra. Quindi bisogna essere bravi a far capire al lettore che in quella frase non si parla di lui, anche se rientra nella categoria presa di mira. L’umorismo consiste nel ridere con te non nel ridere di te.

Che cosa è cambiato nella tua vita dopo il successo?

Quando è uscito Odore di chiuso avevo un figlio di un anno e non vedevo uno stipendio decente da quasi due. Con il successo ho acquisito una tranquillità economica che nemmeno mi sognavo. Allo stesso tempo però, essendo un personaggio conosciuto, devo stare più attento a quello che dico. La cosa meno gradevole è che non sono più completamente padrone del mio tempo. Intendiamoci, non è certo come andare in miniera…


La tua famiglia come ha reagito?

Be’, sono contenti, ovviamente. Prima mia moglie ed io lavoravamo insieme, adesso non ci vediamo più così tanto, ma questo non è necessariamente un male. La vita è fatta di cambiamenti.

Tua moglie è sempre la prima lettrice dei tuoi romanzi?

Certo. In realtà, in alcuni casi, Marco Malvaldi è stato solo uno pseudonimo perché la storia è di Samantha dall’inizio alla fine.

E non avete preso in considerazione l’idea di scriverne uno a quattro mani con il nome di entrambi?

Sì, infatti uscirà a marzo un libro per bambini per Laterza. Io però sto cercando di convincerla a saltare il fosso, ma non tutti siamo così spregiudicati. Non so se mia moglie sarebbe in grado di reggere il tipo di vita che sto facendo io.

Qual è il complimenti più bello che ti sia mai stato fatto?

Un lettore  una volta mi ha detto che pochi mesi prima aveva perso il nipote sedicenne e che la lettura dei miei libri era l’unico momento di serenità delle sue giornate. Parole che ti prendono lo stomaco…

La critica che ti ha dato più fastidio?

Mi è capitato di leggere qualche recensione in cui mi si accusa di utilizzare riflessioni pseudo scientifiche che sicuramente non sono farina del mio sacco. Che cosa significa? Che me le hanno dettate? Se le ho lette da qualche parte e le ho imparate, sono mie. Se mi dicessero che la trama è leggera oppure che si capisce presto chi è il colpevole, lo potrei accettare. Ma questo tipo di critica mi infastidisce.

Chi sono i tuoi autori preferiti?

I miei autori di culto sono Primo Levi e Borges. Parliamo di letteratura con la lettera maiuscola e scolpita nel marmo! Come giallisti, tra i classici amo molto Agatha Christie e Rex Stout. Tra i contemporanei sono un fan di Camilleri e Manzini e mi piace molto Loriano Macchiavelli che ha delle trame eccezionali. In questo momento però mi sto “drogando” con i libri di Giancarlo Fusco, che prende in giro il fascismo in modo eccelso. E poi ho scoperto Marco Marsullo.

Marco Malvaldi ha partecipato come testimonial alla video campagna pro-lettura #LeggerePerché. Guarda il video e diffondilo. Aiutiamo i libri a entrare in tutte le case.

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