Librerie, quale futuro?

Librerie, quale futuro?

3_Scuola per Librai UEM  - foto di Yuma MartellanzSi conclude oggi a Venezia, presso la Fondazione Giorgio Cini, la trentesima edizione del Seminario di Perfezionamento della Scuola per librai Umberto e Elisabetta Mauri, che durante tutta la settimana ha permesso a trenta professionisti di ogni parte d’Italia di ascoltare le lezioni di molti dei più importanti protagonisti del settore librario internazionale.

L’evento, organizzato da Messaggerie Libri e Messaggerie Italiane, in collaborazione con Ali, l’Associazione Librai Italiani è stato interamente dedicato ai “valori del mestiere del libraio“. Assortimento, servizio, marketing, risorse umane, distribuzione fisica e digitale sono stati i temi trattati nel corso delle varie giornate, argomenti vitali viste le burrascose trasformazioni che l’intero settore del libro sta vivendo. Sempre più spesso i media prospettano un futuro apocalittico per libri e librerie: fagocitate da un sistema in cui ogni sorta di documento scritto si scarica per pochi euro, o addirittura gratis attraverso gli schermi dei computer, e vittime della crisi che riduce i soldi in tasca ai consumatori, le librerie sembrano destinate a un futuro di stenti. Cassa integrazione, trasferimenti in periferia, chiusure di negozi storici sono notizie sempre più frequenti. Ma è davvero così nero e preoccupante il panorama?

foto yuma martellanz-alberto galla-0607AÈ a Alberto Galla, che dell’Associazione librai è presidente, che chiedo di fare il punto della situazione:

Siamo in una fase di cambiamento epocale che non si vedeva da 500 anni. Il pericolo maggiore oggi per i librai è la vendita online di libri di carta. Un mercato avanzato con quote importanti. Gli operatori devono prendere atto di questa realtà e fronteggiarla. Ecco perché la parola d’ordine del seminario è stata “servizio“. È fondamentale far capire ai librai che occorrono nuovi strumenti per far fronte a quella che molti hanno definito la “tempesta perfetta” del libro. Una situazione peggiorata dalla crisi. Penso e spero che questo seminario serva da spartiacque, cioè permetta ai nostri allievi di tornare a casa ricaricati e di pensare che cambiare si può.

foto yuma martellanz-achille mauri-229Che il futuro possa essere più roseo lo pensa anche Achille Mauri, presidente di Messaggerie e della scuola che porta il nome di famiglia, che di “crisi del libro” non vuole sentire parlare:

La situazione del libro in Italia non è affatto critica benché tutti lo dicano. La crisi è generale e ha colpito tutti i settori. In realtà la flessione del libro, se comparata con altri prodotti, è davvero modesta. Il problema semmai è che in Italia si legge poco da sempre e bisogna trovare il modo di creare nuovi lettori.

Le librerie però chiudono e i librai si lamentano, obietto di fronte a tanto ottimismo. Ma Mauri è inflessibile:

Alcune librerie chiudono e altre aprono. È questione di formule, affitti, strategie. Non c’è un virus che colpisce le librerie e le fa chiudere. Inoltre, parliamoci chiaro, la libreria non è mai stata un business economicamente rilevante, ma è un presidio culturale importante che deve essere presente nel centro delle città. La cultura è alla base di un paese. La crescita non può che venire dai libri.

libreria via sulis

La libreria di via Sulis a Cagliari

Ed è incoraggiante sapere che, nonostante le difficoltà, ci sono realtà che prosperano tentando strade inesplorate. È  il caso di Patrizia Bonelli che la scorsa estate con un socio ha dato vita alla Libreria di Via Sulis, nel centro di Cagliari. Un concept store interamente dedicato ai libri d’arte, antichi, di fotografia, grafica e disegno a cui viene affiancato ogni genere di articolo inerente con l’arte. Quadri, poster, gadget provenienti da musei internazionali, ma anche prodotti artigianali.

A Cagliari non esisteva nulla di simile ed è stata una scelta azzeccata. Abbiamo prodotti con un range di prezzo che va dagli 8 euro di un set di matite del Moma di New York ai 10 mila euro di un libro antico. A Natale abbiamo stravenduto nonostante la crisi.

foto

Libreria Piazza Repubblica a Cagliari

Ma cosa dicono, invece, i titolari delle librerie tradizionali, quelli che sugli scaffali hanno migliaia di titoli da proporre ai lettori? Restiamo a Cagliari per domandarlo ad Alberta Zancudi, titolare con Patrizio Zurro della Libreria Piazza della Repubblica che nel 2011, nel corso del Pisa Book Festival, ha vinto il premio Montescudaio come migliore libreria italiana indipendente (assegnato nel 2012 alla libreria per ragazzi Cuccumeo di Firenze) e che il 28 gennaio avvierà ufficialmente anche Palabanda, una nuova casa editrice universitaria. Dice Zancudi:

È vero che tanti si lamentano, ma non fanno mai nulla per tentare di cambiare le cose. Di certo c’è che i lettori da soli non arrivano. Bisogna andare a cercarli. Nei ristoranti, nei cinema, perfino negli studi dei pediatri per promuovere i libri per bambini. Noi lo facciamo. E poi ci inventiamo in continuazione eventi nuovi come Letti di notte, iniziativa in collaborazione con l’editore Marcos y Marcos che il 21 giugno scorso ha riunito 90 librerie di tutta Italia con una notte bianca piena di letture e incontri, oppure il più recente Bookup, altra iniziativa fatta per promuovere gli esordienti. Sin dalle origini della libreria, Patrizio ha privilegiato l’esposizione in vetrina dei libri di piccoli editori invece che dei bestseller attirando anche clienti più sofisticati. È fondamentale saper ascoltare e consigliare il lettore. I clienti chiedono di tutto e bisogna saperli orientare. Noi utilizziamo la formula “soddisfatti o rimborsati”: se una volta letto, il libro non si rivela all’altezza delle aspettative, si può rendere e riavere il denaro. Ma non è mai accaduto. 

La relazione con gli editori è uno degli aspetti dell’attività che più grattacapi crea ai librai. Un rapporto di amore e odio che secondo Alberto Galla ha molti margini di perfettibilità:

In generale, purtroppo, vediamo una notevole incapacità da parte degli editori di ascoltare le nostre esigenze di librai. L’editore tende a fare il suo mestiere con poca fantasia e a mettere in atto azioni di corto respiro, come le campagne promozionali degli ultimi tempi. Però, posso anche dire che in alcuni casi abbiamo visto una nuova sensibilità, qualche segnale positivo c’è.

Galla non risparmia l’autocritica quando gli si domanda se ci sono stati errori da parte della categoria che hanno contribuito a generare questa delicata situazione.

La libreria, parlo di quella familiare indipendente, è sempre stata un’attività economica borderline che non ha mai prodotto grandi guadagni. Di certo c’è stata poca capacità di investimento e anche colpevoli ritardi nell’adattamento ai cambiamenti da parte dei librai. Spesso è un problema generazionale. I giovani entusiasti che trent’anni fa avevano aperto una libreria, oggi sono alle soglie della pensione e magari hanno indirizzato i loro figli verso altre attività. Non c’è ricambio. Eppure, come abbiamo ripetuto nel seminario, gli strumenti ci sono. Bisogna ripensare ai valori e ripartire da lì, cercando nuove strade. Penso, per esempio all’eBook. Oggi in Italia, dal punto di vista del mercato, il libro elettronico è ancora pressoché irrilevante, ma le librerie non possono non considerarlo. Occorrerà pensare ai modi per farlo “passare” in libreria, non tanto come business, perché non lo è, ma come servizio al lettore, in modo che questi riconosca nella libreria un luogo di riferimento. Lo stesso vale per irapporto con le biblioteche. Fino ad oggi ci si è guardati in cagnesco, ma potrebbe essere ora di trovare un sistema per collaborare invece che per competere.  

A riconsiderare la relazione tra libreria e biblioteca ci stanno già pensando in Spagna. A Barcellona l’assessorato alla cultura del Comune, preoccupato per la chiusura di numerose librerie storiche del centro nell’ultimo anno, sta meditando misure di sostegno per il settore, tra cui quella di ospitare le librerie all’interno delle biblioteche pubbliche.

foto yuma martellanz-achille mauri-0638

Un momento del seminario veneziano

Che consigli dare a chi oggi aspira ad aprire una libreria, dunque? Scappare a gambe levate o inseguire il sogno? Tutti gli interlocutori sono d’accordo sul binomio passione/capacità imprenditoriale. Dice Mauri:

A un aspirante libraio direi prima di tutto di provare a capire in che cosa consiste realmente il mestiere, magari frequentando un corso come quelli della nostra scuola. Bisogna vedere se c’è passione vera. A volte la scuola serve anche per dissuadere chi non ha le giuste motivazioni.

Dello stesso avviso Alberto Galla:

Può apparire scontato ma la prima cosa che direi è di non pensare di diventare ricchi con una libreria. Quindi consiglierei di aprirla solo se si ha una passione smisurata per i libri. Non è un’attività commerciale come le altre, questo deve essere chiaro.

Alberta Zancudi aggiunge:

Spesso, chi vuole aprire una libreria ha tanta passione ma proviene da studi umanistici, come me. Da sola, questa formazione non basta. È importante avere anche una competenza economica e gestionale, per questo è utile frequentare un corso per librai. E poi occorre avere un’idea vincente in testa, proporre iniziative originali. Anche associarsi è utile. Creare reti di librerie come abbiamo fatto noi, fa sì che si possano negoziare sconti migliori per tutti, ottimizzando i rapporti con gli editori e riducendo i problemi legati ai molteplici passaggi della distribuzione. 

Al termine dell’ultima intervista mi girano in testa le parole che Carlos Ruíz Zafón scrisse nel suo “Il gioco dell’angelo”:

Entrai nella libreria e aspirai quel profumo di carta e magia che inspiegabilmente a nessuno era ancora venuto in mente di imbottigliare.

Un profumo e una magia che tutti vorremo continuare a “respirare” a lungo.

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8 commenti

  1. Avatar
    futurodeilibri gennaio 25, 2013

    Grazie Patrizia per il tuo articolo. In effetti le librerie sono oggetto di un cambiamento epocale, ma non credo che l’approccio proposto dagli interlocutori sia quello giusto per affrontare i cambiamenti in corso.

    La libreria deve re-inventarsi aprendosi a nuovi settori come il self-publishing, o l’ebook e sopratutto aprirsi anche alla formazione, mettendo a disposizione del lettore tutto il patrimonio culturale che solo una libreria può avere e sopratutto il Librario.

    In questo post ho inserito le mie riflessioni in merito: http://www.futurodeilibri.it/sfida-librerie-librai/

    Comunque post ben fatto. Questi interventi servono per tenere alta l’attenzione e discutere a fondo di questi argomenti con una certa urgenza.

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      Anna Albano gennaio 26, 2013

      Non riesco a vedere, come fa ilfuturodeilibri, tutti i librai e le librerie depositari di un patrimonio culturale che per qualche motivo che mi sfugge finora non sono stati in grado di dispensare. Molti, troppi librai si adagiano su qualche gloria passata, oppure rifiutano di rendersi conto che nel loro mestiere è fondamentale un intreccio di competenze culturali e imprenditoriali, nonché di una precisa volontà di aggiornamento e di un po’ di intraprendenza (che di fatto sta alla base dell’impresa). Molti, troppi librai preferiscono lagnarsi della Feltrinelli che gli si è piazzata di fronte invece di impegnarsi a rendere la loro libreria un luogo unico, aggiornato, la vera casa dei lettori. E quando dico casa intendo un luogo dove uno si sente talmente a proprio agio da volerci ritornare. Io abito a Milano e sono l’autrice della Guida alle librerie indipendenti di Milano: di librai e librerie ne conosco parecchie e posso testimoniare che spesso hanno entrambi un effetto depressivo sul cliente. Alcuni, i più giovani e qualche libreria storica con proprietari in gamba, hanno capito che bisogna muoversi e lo fanno bene, cercando di fidelizzare i clienti adulti e di prepararsi il futuro lavorando sui clienti bambini. Esempi di librerie che lavorano bene: Libet Libreria del riacquisto (splendida, che si concentra sulla qualità dell’offerta e sulla cura dell’interlocutore), Gogol & Company, Utopia, piccolini come Il mio libro di Cristina Di Caio, Il Libro di via Ozanam, alcune altre. Che, appunto, lavorano: e il lavoro del libraio consiste nel pensare, cogliere i pensieri altrui, valutare velocemente le opportunità, “abbracciare il nemico” (a quando dei bei jukebox distributori di ebook all’ingresso delle librerie? Con il libraio che interloquisce e consiglia?), e poi, ma molto presto, AGIRE.

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    Antonino Crisafulli gennaio 25, 2013

    Il succo di questi discorsi è uno solo. Per me la libreria che vende gadget e matite non è più la libreria con la elle maiuscola che ho gestito per quasi quarant’anni. Non parliamo quindi più di profumo della carta o dei panni “speziali e curiali” che Machiavelli soleva indossare per leggere un libro.
    Accettiamo lo scorrere del tempo o il progresso che può anche essere regresso. Onore a chi stringe i denti e va avanti anche se il muro che ha davanti sarà diffilmente scalabile. Al mio amico Alberto Galla dico quello che ha lui non ha detto,ma che,ne sono certo,sa benissimo : i consigli dei vari Mauri mi sembrano veramente tardivi,mentre se le giuste richieste fossero state a suo tempo prese in considerazione e ben valutate oggi la libreria si troverebbe certamente in situazioni ben migliori.

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      Alberto Galla gennaio 26, 2013

      Grazie Nno del tuo commento e complimenti per l’utilizzo di questi strumenti.

  3. Avatar
    alessandra febbraio 13, 2014

    tante parole sentite dai politici anche locali, che fanno della cultura il mattone per ricostruire l’Italia, poi di fronte alle difficoltà delle librerie non hanno idee..quindi la responsabilità è solo dei librai?
    Io gestisco una libreria universitaria e fino a tre anni fa per l’esame di diritto privato vendevo scatoloni di manuali, oggi 5 copie per un corso di 150 studenti.Non credo di aver cambiato molto nelle mie strategie di vendita, ma sono sicura che qualcosa è cambiato nelle famiglie e nelle scuole.

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