La piramide del caffè. Nicola Lecca

La piramide del caffè. Nicola Lecca

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Quando ho girato l’ultima pagina de La piramide del caffè, sesto romanzo del trentaseienne Nicola Lecca, in libreria per Mondadori dallo scorso gennaio, non ho potuto evitare di scrivere un tweet che diceva più o meno così: “La piramide del caffè è forte come un ristretto e dolce come un mocaccino”. Poche parole che racchiudono l’anima di questa storia, dura come solo la realtà sa essere e insieme magica come una favola moderna.

Trama e stile sono di quelli che dovrebbero accontentare tutti. Una lettura accessibile ma mai banale, con una prosa volutamente pulita, frutto di un evidente lavoro di selezione e limatura tipica di chi, come Lecca, si autodefinisce un “artigiano della parola”. Al di là del linguaggio, il modo di “sentire” la storia, tuttavia, credo dipenda molto dalla sensibilità e dalle esperienze personali. Chi, per i motivi più diversi, ha avuto occasione di entrare in contatto con la realtà dei bambini orfani ospiti di un istituto, leggerà il romanzo con le antenne alzate e un brivido costante sulla pelle. A me è capitato.

La vicenda ha inizio in un orfanotrofio di Landor, un minuscolo villaggio ungherese al confine con l’Austria, dove i piccoli ospiti conducono un’esistenza semplice, nella quale anche una tavoletta di cioccolato o un bagnoschiuma al chewing-gum diventano straordinari regali di compleanno. È da questo luogo modesto ma protettivo che viene Imi, il protagonista del romanzo, un ragazzo che a diciotto anni, invece di scegliere di restare a lavorare in orfanotrofio, decide di trasferirsi a Londra e tentare l’avventura.

Nella metropoli inglese, il cui caos, capace di affascinare e spaventare allo stesso tempo, è ben descritto da Lecca, Imi trova lavoro come barista presso una caffetteria della Proper Coffee, una nota catena di locali la cui vita, standardizzata, è regolata dalle norme del “Manuale del caffè”, una sorta di bibbia del buon dipendente in cui sono contemplate tutte o quasi le situazioni che possono verificarsi nel corso della giornata lavorativa.

Inizialmente, Imi trova rassicurante la struttura normativa dell’azienda e fa di tutto per comportarsi secondo i modelli richiesti dai superiori, nella speranza di fare carriera e scalare tutti gradini della “piramide del caffè”. Ma le buoni intenzioni del ragazzo, che del mondo ha conosciuto solo le circoscritte (e a loro modo protettive) mura dell’orfanotrofio, si scontrano presto con il cinismo di persone disposte a calpestare i valori elementari in nome del successo personale e della logica del profitto. Ingenuo e indifeso, Imi si scontra con dinamiche per lui incomprensibili, che rischiano di compromettere il suo futuro. In suo soccorso si muoveranno un amico che lavora in una vicina libreria e un’anziana e malata scrittrice, vincitrice di un Nobel per la letteratura che, come la fata buona delle favole, saprà recitare la formula magica che risolve i problemi.

Ne La piramide del caffè, Nicola Lecca miscela in modo sapiente elementi realistici e altri dal sapore edulcorato, realtà dolorose e trovate divertenti e fa in modo che, come in ogni favola che si rispetti, il lettore non veda l’ora di sapere se il suo eroe vincerà la battaglia finale. Il tutto con un linguaggio cristallino e ricco di saggezza:

I sogni sono la droga dei poveri. E i poveri ne diventano dipendenti. Ada Neni lo sa bene ma, con saggezza consiglia agli orfani di desiderare una sola cosa alla volta, e di concentrare tutte le loro forze nella sua realizzazione.

Lecca, da una lato affresca in modo egregio le nefandezze della società globalizzata (e Londra è lo sfondo ideale per tale dipinto), dall’omologazione forzata alla strisciante discriminazione nei confronti degli immigrati, dallo sfruttamento dei lavoratori alle logiche consumistiche più scellerate, ma dall’altro non si rassegna a un mondo senza speranza.

Perché la speranza è forte: una droga innocua e potente capace di vincere sempre e comunque su tutto. Anche sulla disperazione.

Ed è questa visione non solo disfattista che, a mio avviso, fa grande il romanzo. Lecca ha scritto questa storia dopo aver vissuto per 500 giorni in un orfanotrofio ungherese e, oltre che nelle dettagliate descrizioni dei luoghi, lo si nota nella conoscenza delle reazioni dei bambini alle situazioni di disagio, nella capacità di raccontare il bisogno di amore di chi non ne ha mai ricevuto, nel desiderio di dare una possibilità di riscatto, almeno sulla carta, a chi nell’infanzia ha sofferto.

Una storia edificante quella de La piramide del caffè, capace di emozionare senza mai essere lacrimevole, un romanzo agrodolce che si ricorda volentieri.

  • Titolo: La piramide del caffè
  • Autore: Nicola Lecca
  • Editore: Mondadori
  • Prezzo: 17€
  • Voto: 8

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