Intervista a Giorgio Faletti: “Mi piace vivere senza rete”

Intervista a Giorgio Faletti: “Mi piace vivere senza rete”


La prima volta in cui ho scambiato due parole con Giorgio Faletti avevo meno di vent’anni, non ero una giornalista e lui non era un famoso attore, cantante e soprattutto scrittore. Famoso, a dire il vero, lo era già ma solo come comico della Tv. Per qualche settimana un problema ortopedico aveva portato entrambi a frequentare lo stesso centro di fisioterapia milanese e le nostre sporadiche conversazioni avevano come protagonisti i dolorosi esercizi a cui venivamo sottoposti. Da allora, come molti italiani, ho assistito da lontano alle evoluzioni di questo camaleontico astigiano, classe 1950, passato dall’interpretazione di Vito Catozzo alle librerie di mezzo mondo.

Il suo romanzo d’esordio, Io Uccido, pubblicato da Baldini Castoldi Dalai nel 2002, con quattro milioni e mezzo di copie in circolazione, oggi è il secondo libro più venduto in Italia dopo Il nome della Rosa di Umberto Eco.

Tradotto in 26 lingue, Faletti ha presentato a Barcellona il 25 ottobre, nella sede dell’Istituto Italiano di Cultura, la versione spagnola del suo Appunti di un venditore di donne (pubblicato in Italia sempre da Baldini Castoldi Dalai e in Spagna da Editorial Anagrama con il titolo Apuntes de un vendedor de mujeres).

Così, oltre vent’anni più tardi, la vita ha rimesso sulla mia strada questo eclettico artista che ha accettato con grande gentilezza e disponibilità di inaugurare la sezione “Incontri” del mio blog.

Al termine della conferenza stampa, mentre fuma una sigaretta elettronica che emette vapore e tiene costantemente appesa al collo, ci ritroviamo a chiacchierare seduti sulle sedie della sala ormai vuota. Dall’ultima volta che l’ho visto dal vivo, Faletti ha perso i capelli ma ha guadagnato in magnetismo e, soprattutto, sembra essere rimasto insensibile alle lusinghe della presunzione che spesso contagiano anche scrittori meno noti. Si considera un privilegiato, mi dice, perché si alza la mattina e lavora senza avere la sensazione di lavorare e se fosse costretto a scegliere tra le varie attività artistiche a cui si dedica (ultima delle quali la pittura), sceglierebbe quella di scrittore perché unisce momenti di solitudine, in cui si elaborano le esperienze del passato, a presentazioni pubbliche “che in fondo sono sempre un modo per fare spettacolo”. Poco prima aveva divertito i giornalisti con una battuta:

Se fossi ricco come Berlusconi pagherei 100 mila persone per andare allo stadio ad ascoltarmi cantare. Vorrei vedere il pubblico strapparsi i capelli e sventolare accendini accesi per provare almeno una volta questa sensazione.

Forse non vedrà fiammelle al vento sotto il palco, ma orgoglioso di se stesso sì lo è, e lo ammette candidamente:

Il 28 ottobre uscirà una recensione del mio ultimo romanzo sul prestigioso New York Times Book Review. Non so quanti scrittori italiani ne abbiano avuta una perciò, anche se dovesse essere negativa, sarò felice per essere stato preso in considerazione.

E di critiche lo scrittore astigiano nel corso degli anni ne ha ricevute diverse. Il primo approccio con una casa editrice a cui aveva consegnato il manoscritto di Io Uccido fu disastroso, perché venne bocciato senza appello: “scrittura artigianale e mediocre. Quanti cappelli si sarà mangiato quell’editore? Tra i giudizi più severi si annoverano quelli dello scomparso Giorgio di Rienzo, severo fustigatore dell’opera Falettiana. È da qui che prende piede la nostra conversazione.

Sappiamo che il complimento più bello che hai ricevuto è stato quello di Antonio D’Orrico che ti ha definito il più grande scrittore italiano. Ma quale è stata la critica che, invece, ti ha dato più fastidio?

Quella di un noto critico che sul Corriere della Sera tempo fa ha scritto che piuttosto che leggere Faletti è meglio non leggere (Pietro Citati sul Corsera del 9 marzo 2012 ndr). Non so in Spagna, ma in Italia c’è  una curiosa contesa tra la critica letteraria e gli scrittori di bestseller. Spesso, se vendi molto, il critico etichetta i tuoi libri comeun prodotto di scarsa letteratura. Io mi domando: se vendo solo 30 copie ma i piùfamosi critici del Paese mi osannano, posso considerarlo un successo? E con questi numeri, il secondo libro, l’editore me lo pubblica?. A me sembra che troppo spesso i critici giudichino la persona prima della sua opera. Pensa che all’inizio nessuno voleva il mio manoscritto perché ero un comico e, dicevano, come tale non ero credibile. Stavo pensando di presentarmi con uno pseudonimo, poi però ho voluto provare.

Dovendo autogiudicarti, quale romanzo ritieni sia il migliore tra quelli che hai scritto?

Emotivamente Io uccido occupa il primo posto in graduatoria. È un romanzo che in Italia ha aperto una strada che dopo di me hanno seguito altri scrittori. Però metto ai primi posti anche Tre atti e due tempi (pubblicato da Einaudi ndr) perché è una storia in cui mi riconosco molto. Silver, il protagonista, è un uomo della mia età e sento un rapporto profondo con questo personaggio. Tra l’altro sono molto felice perché ho venduto i diritti per trarne un film e il produttore ha posto come condizione che fossi io ad interpretare la parte del protagonista.

Foto ricordo al termine dell’intervista

Tu vivi tra New York, Asti e l’isola d’Elba. Ci sono luoghi e riti scaramantici a cui ti attieni quando cominci a scrivere un romanzo?

No, sono piuttosto metodico, mi piace scrivere nei posti in cui mi sento sereno e non ho particolari manie. Solo quello che considero un vezzo: quando termino un romanzo scrivo in fondo all’ultima pagina: “Fine di un romanzo di Giorgio Faletti”. Poi cancello. Lo faccio da sempre.

Come nascono i tuoi personaggi, alcuni decisamente curiosi, come Bravo di Appunti di un venditore di donne, il cui incipit ci rivela immediatamente una menomazione molto particolare?

Non saprei, le idee sono come le donne, arrivano quando vogliono loro. Bravo l’ho avuto in testa per molto tempo ma non sapevo dargli una collocazione spaziale né temporale. Poi mi è capitato di riflettere sulla mia gioventù, anni in cui un’intera generazione di giovani attori come me si esibiva di notte nei locali con l’ossessione di far ridere la gente, mentre fuori capitava di tutto. Erano gli anni di piombo, delle Brigate Rosse e questo libro l’ho scritto anche per chiedere perdono per la mia leggerezza di quei momenti, della gravità dei quali mi sono reso davvero conto soltanto molto tempo dopo.

 Tra gli scrittori ci sono sostenitori e detrattori dell’ebook? Tu da che parte ti schieri?

Io credo che per il momento la carta resti il supporto perfetto per leggere un libro. Ciò non toglie che a volte mi capiti di leggere in formato elettronico. Se devo stare in viaggio per molto tempo preferisco scaricare i libri nell’Ipad. Quando invece devo correggere i miei, stampo e lavoro sulla carta.

In conferenza stampa hai accennato al tuo prossimo libro, Da quando a ora in uscita il 20 novembre per Einaudi, non un romanzo ma un’autobiografia musicale che include due CD con tue canzoni sia famose che inedite. Come mai questa scelta ?

Perché non si può sempre pensare al profitto, ogni tanto bisogna correre dei rischi e me piace vivere senza rete. Questo libro è la storia del mio incontro con la musica fin da bambino, dell’incontro con tanti personaggi straordinari che mi hanno insegnato molto. Fare musica è un’esperienza stupenda.

 A quando, invece, un nuovo romanzo?

Ho in mente un personaggio forte, che mi piace molto. Probabilmente il nuovo romanzo per Baldini Castoldi Dalai uscirà nel 2013.

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4 LUGLIO 2014  Giorgio Faletti è morto a seguito di una malattia, all’età di 63 anni. In questo giorno di dolore ho voluto ricordarlo con poche parole che mi sono venute dal cuore. Un omaggio a un artista amato, ma soprattutto all’uomo. 

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5 commenti

  1. Avatar
    Fabio Carini novembre 02, 2012

    Confesso le mie colpe e un aspetto di chiusura mentale che, in effetti, non mi riconoscevo. Ho finora rifiutato di leggere Faletti convinto (incredibile a dirsi, lo so…) fosse un bluff, un millantatore, un falso autore. La tua intervista, Daghi, me l’ha portato in casa, quasi fossi là a discutere insieme a lui e, puntualmente, a cancellare un preconcetto. Mia moglie (la definisco tale) ha sempre apprezzato Faletti. Prometto di leggerlo, magari cominciando dallo storico Io Uccido. Sei un’ottima giornalista di informazione ed emozione, grazie per questa intervista che trasmette presenza ed essenza.

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