Figli dello stesso padre. Romana Petri – ANTEPRIMA –

Figli dello stesso padre. Romana Petri  – ANTEPRIMA –

figli dello stesso padreIl 28 marzo esce Figli dello stesso padre, di Romana Petri (leggi l’intervista), candidato al Premio Strega per Longanesi. Se decidete di acquistarlo (e sarebbe una scelta saggia) badate bene di mettervi a leggerlo quando avrete il tempo per “divorarlo”. Perché quello dell’autrice romana è uno di quei rari romanzi che senza intrighi, assassinii, né grandi amori, riesce a creare dipendenza ed elevato coinvolgimento emotivo.

La storia è semplice: Emilio e Germano sono due fratellastri, figli di due madri diverse ma, come dice il titolo, dello stesso padre, Giovanni. Quest’ultimo è un uomo infantile ed egocentrico che si trova ad affrontare situazioni le cui conseguenze lasceranno un’impronta indelebile nell’anima e nella personalità dei suoi figli, appesantita un bagaglio di rancori e sensi di colpa che li allontanerà in modo apparentemente definitivo.

Opposti sia nel fisico che nel carattere, una volta adulti, Emilio, illustre matematico e Germano, noto pittore, dovranno fare i conti con un’infanzia trascorsa a contendersi le attenzioni del padre, sempre perso dietro a nuove sottane, e si troveranno alle prese con un difficile tentativo di riavvicinamento dopo anni di silenzio reciproco.

Tutta la vita a cercare di compiacerlo. L’umiliazione del piccolo verso il grande. No, non era la parola giusta. La parola giusta era devozione. Una carriera scolastica e universitaria ai vertici per stare all’altezza sua che della scuola e dell’università se ne era fregato. Per una bizzarria dell’umano pensiero, gli era sembrato comunque di restargli sempre indietro. Che lui fosse il migliore era una cosa scontata, qualche exploit di Germano, invece, il padre lo viveva come un avvenimento. A quella stregua non lo avrebbe raggiunto mai. Gli sembrava quasi di sentire la voce del fratello: “Little saputel è sempre spacciato”. Potere della diseguaglianza quando l’amore paterno non è imparziale. Fossero stati figli della stessa madre, sarebbe stato tutto diverso.

Sono questi i sentimenti di Emilio, più giovane di nove anni rispetto al fratello e frutto della relazione extraconiugale di Giovanni che causerà la fine del matrimonio con Edda, la madre di Germano. Quest’ultimo, traumatizzato dalla separazione dei genitori, vedrà nel fratello minore la causa della sua sofferenza. Un rancore che nemmeno gli anni riusciranno a placare:

 – (…) Devi farla finita, Emilio. C’è la mia vita e la tua. Non puoi averle entrambe.

– Ma che stai dicendo?

– Quello che sai da un pezzo. Per quale motivo credi che tran noi non abbia mai funzionato?

– Non lo so, dimmelo tu.

– Perché tu vuoi essere me. E la cosa peggiore è che ti insinui, Emilio, credi che io non lo sappia? Ti insinui e ti allarghi. Sembri un polpo. E recrimini. Ogni tuo gesto, ogni tuo sguardo è una recriminazione. È come se tu non facessi altro che dirmi: “Ecco tutto quello che non ho avuto e non ho fatto è perché l’hai avuto e fatto tu”. Sei lagnoso. Lo sei sempre stato. 

Figli dello stesso padre è un romanzo interamente psicologico che scava nella vita dei due fratelli e nelle loro relazioni familiari fino a farli apparire reali agli occhi del lettore, che partecipa delle loro emozioni come se li conoscesse fin dall’infanzia.

Meritevoli i dialoghi, sempre realistici e vibranti, così come i personaggi minori, la cui descrizione non è mai noiosa né marginale ai fini della storia.

Un libro che sa far male quando tocca il delicato e attuale tasto della sofferenza dei bambini obbligati a vivere il trauma della separazione dei genitori, ma che sottolinea altrettanto bene le infinite risorse dell’essere umano e la sua capacità di adattarsi alle condizioni della vita. Una più che meritata candidatura al Premio Strega.

  • Titolo: Figli dello stesso padre
  • Autore: Romana Petri
  • Editore: Longanesi
  • Prezzo: 16,40€
  • Voto: 8

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