Editori e books blogger: tra fiducia e diffidenza

Editori e books blogger: tra fiducia e diffidenza

books blogger

«Lavorare con i blogger che scrivono di libri mi sembra uno sforzo un po’ inutile; mi sa che ti hanno rifilato una patata bollente».

Il giornalista, un uomo attempato in compagnia di un’altrettanto matura collega, rivolge questa frase a un’addetta stampa di una grande casa editrice, la quale ribatte con convinzione:

«Potresti rimanere sorpreso. I blogger sono molto attivi. Vedremo fra qualche anno chi avrà avuto ragione».

Ho ascoltato involontariamente questa conversazione lo scorso maggio al Salone del Libro di Torino mentre, seduta nella hall di un hotel poco distante dagli ingressi del Lingotto, attendevo l’arrivo di uno scrittore per l’ennesima intervista del giorno.

È così dunque che una parte del mondo editoriale, giornalistico e culturale vede i books blogger in Italia? Come un gruppo di improvvisati parolai che vorrebbe influenzare un mercato senza averne la capacità? Gente che con la scusa della passione disserta impunemente su argomenti che appartengono a pochi, veri, detentori dell’arte della divulgazione?

Il tema viene riproposto spesso e con voci discordanti fra loro.

Palmas

Morgan Palmas, fondatore del blog Sul Romanzo

Proprio al Salone del Libro di Torino ho assistito a un incontro dedicato alle “Recensioni 2.0″, organizzato dalla testata online Gli Amanti dei Libri a cui ha partecipato tra gli altri, Morgan Palmas, creatore del noto blog Sul Romanzo, che è sì un blog ma è allo stesso agenzia letteraria e Webzine. Palmas, nel corso del suo intervento, ha sottolineato l’arretratezza dei blog di casa nostra e di quelli europei in genere (fatta eccezione per quelli inglesi che seguono da vicino i trend dei “fratelli” americani) e ha rimarcato soprattutto “il tremendo isolazionismo dei blogger italiani” incapaci di fare community, perché occupati a coltivare esclusivamente il proprio orticello, offrendo spesso contenuti di scarsa qualità.

«I blog letterari americani e perfino cinesi – ha detto Palmas – hanno comunità interessantissime che si aggregano anche attraverso attività offline, mentre da noi si passa il tempo in Twitter e in Facebook. Durante il Festival Letteratura di Mantova, lo scorso settembre, abbiamo provato a organizzare “Lit blog storm”, un’iniziativa che voleva riunire molti blogger, ma che è andata malissimo. Basta andare su Twitter per rendersi conto di quest’isolazionismo. Quanti sono i blogger che retwittano cose altrui? Pochissimi!».

Questa immagine dei books blogger, spesso disinformati e incompetenti, interessati soltanto a promuovere il frutto del loro pensiero con l’unico scopo di accaparrarsi qualche attimo di cybernotorietà, non mi convince completamente.

In rete, come fuori dalla rete, si trova di tutto. E i lettori non mi sembrano così ingenui da non saperlo. Quanto alle tendenze egocentriche di cui è accusata di soffrire la categoria, la mia sensazione è che i primi a fare ostruzionismo nei confronti dei nuovi books blogger siano spesso proprio quelli più forti e con maggiore anzianità. Su Twitter c’è chi fa girare sempre gli stessi nomi e si guarda bene dall’interagire con chi si è affacciato da poco alla rete.

Al contrario, alcuni blogger meno noti hanno fatto della condivisione il loro punto di forza. Penso a un sito come libri.tempoxme.it (con cui condivido la rubrica 2VociX1Libro), che oltre a pubblicare ottime recensioni, organizza mensilmente “salotti letterari” online, ai quali partecipa un pubblico sempre più numeroso che spesso coinvolge anche autori ed editori dei romanzi sotto esame, o al ben fatto L’ultima riga di Federica Tronconi che ospita notizie, recensioni e interviste sempre interessanti e non ha timore di citare altri blogger nei suoi post.

«I blogger godono di una libertà che spesso i giornalisti non hanno – mi dice in via confidenziale l’addetta stampa di una nota casa editrice che per normativa aziendale non può comparire con il suo nome – A me piace lavorare con i blogger perché nessuno dice loro cosa leggere e cosa scrivere. Spesso, invece, chi dipende da una testata giornalistica deve seguire politiche editoriali ben precise».

L’esperienza personale, dopo sedici mesi di intenso lavoro sul campo, mi suggerisce che i blog con contenuti di qualità e alto tasso di interazione esistono e hanno margini per espandere la loro influenza. La ricerca “La presenza di editori, autori e libri nei blog e in tv ” condotta dell’AIE – Associazione italiana editori – in collaborazione con IE-Informazioni editoriali, ha ben illustrato come le (grandi) case editrici modellino le loro strategie di comunicazione su due fronti: da un lato utilizzano i programmi Tv (Che tempo che fa di Fabio Fazio è il più citato) per lanciare le loro novità, dall’altro si rivolgono ai blog per garantirsi visibilità nel lungo periodo. Ma a quali blog? L’universo book bloggers è tutto meno che omogeneo.

Se fino a poco tempo fa gli interlocutori privilegiati degli editori erano solo i siti letterari e culturali più noti, molti dei quali sono riviste o magazine online che impiegano una molteplicità di redattori e a mio avviso non corrispondono del tutto al concetto di blog “puro” (ma a quanto pare non esiste una definizione univoca), oggi l’attenzione degli editori si sta poco a poco dirigendo anche verso realtà minori e anagraficamente più giovani (tra le quali senz’altro mi includo).

Qualche editore si è attrezzato creando ruoli ad hoc all’interno degli uffici comunicazione. Al tradizionale addetto stampa si stanno affiancando specialisti in “digital PR” (ma nelle case editrici più piccole il ruolo è coperto dalla stessa persona), il cui compito principale è proprio quello di tenere i rapporti con i blogger e promuovere le novità editoriali presso di loro.

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Sara Bauducco, ufficio stampa Miraggi editore

È il caso di Sara Bauducco responsabile dell’ufficio stampa di Miraggi, casa editrice indipendente, molto attiva sui social network, che spiega così il suo lavoro:

«Il mio obiettivo fin da subito è stato far crescere il brand Miraggi sul web, comunicare con i lettori e i blogger (ma anche con i giornalisti) attraverso Facebook e Twitter e far conoscere i libri oltre l’oggetto libro (utile in questo senso anche il profilo pinterest che raccoglie foto della vita di redazione, delle fiere e di come i lettori e i librai vivono i libri Miraggi). Allo stesso tempo organizzo eventi e promuovo i titoli in catalogo».

Quando tra l’addetto stampa e il blogger si crea un rapporto di stima e fiducia reciproca, il rapporto di collaborazione, e parlo di nuovo per esperienza personale, diventa proficuo per entrambe le parti. Ma quali parametri usano gli editori per valutare se un blog merita la loro attenzione? Sempre secondo Sara Bauducco:

«Ogni blog si rivolge a un target diverso di lettori e innanzitutto occorre saperlo individuare per valutare se seguirlo e come collaborare dato che non tutti i titoli possono interessare quella fetta di lettori. Un parametro non secondario per un blog che pubblica recensioni e commenti alla lettura di un libro è la profondità o meglio l’intensità con cui l’autore del blog scrive. Dal punto di vista commerciale è anche necessario tener presente quanti utenti seguono quel blog. Spesso lavoro con blogger animati dalla passione per la lettura e questo è ancora più importante perché è proprio la passione che contraddistingue e deve emergere dalla scrittura del blogger: non ci si aspetta una lettura critica dal punto di vista didattico o didascalico, ma una lettura personale e coinvolgente».

Tuttavia questa “apertura” degli editori verso il mondo del blogging non è uniforme. È curioso notare come alcuni marchi editoriali, pur molto attivi sui social network, non abbiano contatti che con pochi e affermati nomi della rete e pare non abbiano alcuna intenzione di allargare gli orizzonti. Capita così che il “twittero” dell’editore interagisca volentieri e di frequente con un blogger, lo metta in contatto con il suo ufficio stampa il quale, per tutta risposta, lo ignora o quasi. Questa situazione fa sì che il blogger si ritrovi ad avere decine di libri (o di autori da intervistare) di alcune case editrici e nessuno di altre. Una situazione scomoda, perché un’offerta equilibrata di recensioni dei vari marchi editoriali è una prerogativa importante per la credibilità del blog.

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Alessandro Grazioli, ufficio stampa Minimum fax

La sensazione, lavorando ogni giorno con gli editori piccoli e grandi, è quella che si navighi un po’ a vista. Come sempre ci sono realtà più flessibili e innovative e altre più lente e farraginose, ma la vera differenza la fanno le persone. Lo spiega in modo esaustivo Alessandro Grazioli, responsabile dell’ufficio stampa di minimum fax, casa editrice molto attenta all’evoluzione delle realtà online e con una forte presenza sui social network. Nonostante sia impegnato ad Ivrea, dove si svolge il Festival della lettura La grande invasione (20-23 giugno), Grazioli trova il tempo per illustrami il suo pensiero a proposito del rapporto ufficio stampa – blogger (e questa sua disponibilità nel bel mezzo di un evento la dice lunga su quanto siano determinanti le persone per il buon esito delle relazioni):

«Il lavoro di ufficio stampa è quasi per natura in costante evoluzione. Cambiano i nomi e gli interlocutori, ma restano le due ragioni principali che regolano il rapporto tra chi si occupa della comunicazione di una casa editrice e chi scrive di cultura e libri: il reciproco interesse a parlarsi e l’attenzione che entrambi hanno per il libro. Seguirsi (vale per entrambi, addetti stampa e blogger) non è sempre facile, per ragioni di tempo e forze ma, mi ripeto, se l’interesse e l’attenzione ci sono, tempi e modi si trovano».

Secondo alcuni, il rapporto che si instaura tra uffici stampa e books blogger alla lunga implica la perdita di obiettività e indipendenza di questi ultimi. La polemica sulle mancate stroncature circola da tempo in rete, senza che io riesca a comprenderne l’utilità. I blogger ricevono spesso libri in omaggio, è vero, ma non sono pagati per recensirli. Se un romanzo avuto in dono non piace, in genere si evita di parlarne anche perché ce n’è sempre uno migliore già disponibile da consigliare ai lettori. Lo scopo di un blog dovrebbe essere propositivo, non distruttivo. Non è ingenuità, solo pragmatismo.

A differenza dei media ufficiali che promuovono soltanto i grandi marchi i blog danno voce anche alle piccole case editrici e forse questa è una delle peculiarità più apprezzate dai lettori “forti”, quelli che oltre al besteseller con cui intrattenersi sotto l’ombrellone, cercano un tipo di letteratura che non trova spazio nella prima serata dei programmi TV.

In questi casi, forse, i blog possono fare la differenza, anche nelle vendite. Ma è questo che cercano gli editori nei books blog?

«Forse è ancora presto per esprimere un’opinione chiara sulle vendite. – risponde ancora Alessandro Grazioli –  A me, per il mio lavoro in particolare, in prima battuta interessa di più la capacità che i blog possono avere nel veicolare un contenuto legato al libro. Chiaramente l’editore è interessato anche all’aspetto economico.
Un esempio: quando un blog si occupa di un libro o un autore pubblicato da minimum fax io guardo più al modo in cui lo fa che alle “conseguenze economiche”. Se un post stimola curiosità, sono fiducioso che un lettore ne tragga le sue riflessioni e conseguenze. Senza retorica, ma credo seriamente che un libro valga più se letto che se acquistato, e la scelta di leggere si affida più alla curiosità che della disponibilità economica. In libreria poi, ovviamente, io ci vado comunque!».

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5 commenti

  1. Avatar
    Annarita Faggioni giugno 21, 2013

    Il mondo letterario è ricco di pregiudizi: una persona che apre un blog e recensisce libri animata da una passione incontenibile non vale niente. Leggiamo, vediamo che fa almeno prima di giudicare.

    Anche sul discorso del “fare community” tutto dipende da blog a blog e comunque anche il mondo giornalistico ha la sua buona dose di ostruzionismo. Un pregiudizio altrettanto comune riguarda il self-publishing (per cui chi pubblica da sé non vale niente).

    Per il discorso case editrici, per la mia esperienza le piccole, medie e grandi case editrici sono pronte a dare ai blogger amanti dei libri tutto il materiale possibile e vedono nei blog uno dei pochi modi per dare visibilità a quanto si pubblica, visto che le librerie sono sempre meno.

    Meno condizionamento, sì, ma più responsabilità per quello che si scrive. E’ una bella sfida: l’accettiamo volentieri smettendo di recensioni di titoli commerciali, ma letteratura per quanto possibile.

    Complimenti per l’intervista Sara, offri sempre ottimi spunti di riflessione 😉

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    Federica giugno 21, 2013

    Che bel pezzo Patrizia. Una bella analisi completa e con spunti di riflessione. E sì, credo che l’arma vincente nella rete sia proprio quanto tu dici: condivisione e supporto fra colleghi e blogger. Perché ognuno dà la sua “impronta”,ma insieme si posso creare situazione inaspettate :-)

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    lucrezia daveri giugno 22, 2013

    Grazie Patrizia per il lavoro che fai.
    Lucrezia

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    eFFe giugno 22, 2013

    Complimenti per l’articolo, che mi sembra caratterizzato da equilibrio e approfondimento critico.

    Ti segnalo che su questo tema ho pubblicato un ebook un paio di mesi fa (il buon Alessandro Grazioli, caro amico, vi fa un implicito riferimento nelle sue dichiarazioni improntate a un romanissimo “volemose bene”) dal titolo “I book blog. Editoria e lavoro culturale”. Se ti interessa, lo trovi qui:

    http://www.daeffe.it/cosa/i-miei-libri/i-book-blog-editoria-e-lavoro-culturale/

    I ricavati vanno in beneficenza.

    Ancora complimenti,

    eFFe

    • Avatar
      Patrizia La Daga giugno 22, 2013

      Caro eFFe, i complimenti fatti da te, che sei un’autorità in materia, valgono doppio! Ti ringrazio molto per le belle parole e non mancherò di leggere il tuo ebook. Il fatto che i ricavati vadano in beneficienza è una motivazione in più. Grazie ancora!

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