Degli italiani all’estero e di quelli in Italia

Degli italiani all’estero e di quelli in Italia

Chi segue Leultime20.it da tempo sa bene che la sottoscritta risiede in Spagna, a Barcellona, ormai da molti anni. La condizione di espatriata, oltre alla passione per i libri e la cultura, ha fatto sì che nel 2012 nascesse questo sito, un modo per riavvicinarmi al mio Paese natale e alla sua lingua, nella quale tanto amo scrivere.

Il mio vivere in terra straniera non è stato soltanto fonte di ispirazione di molti post, bensì mi ha aiutato ad avere una visione più ampia sul nostro Paese e in particolare sugli italiani. Un popolo che troppo spesso, purtroppo, appare pronto ad applaudire le mediocrità altrui e a rinnegare le eccellenze proprie.

Questa scarsa autostima collettiva si accentua quando si parla degli italiani che vivono in Italia. La differenza tra gli italiani che risiedono in Patria e quelli all’estero, infatti, è spesso enorme e me ne sono resa conto soprattutto in questi ultimi mesi, grazie a un progetto dedicato ai connazionali nel mondo, che molti di voi forse già conoscono: il portale ItalianiOvunque.com

banner-italiani-ovunquePer sviluppare i contenuti del nuovo magazine online ho avuto modo di confrontarmi con centinaia di persone, sia attraverso interviste e colloqui individuali, che mediante conversazioni sui numerosi gruppi di Facebook e altri canali sociali riservati agli italiani all’estero.

L’erba del vicino non è sempre più verde

In tutti questi incontri ho potuto constatare che, a eccezione di una piccola percentuale di “delusi e incazzati” (passatemi il termine poiché “arrabbiati” non dava l’idea), chi vive lontano dall’Italia la ama di più e ne apprezza in misura maggiore la bellezza e la cultura.

Facile, dirà qualcuno, chi non vive in Italia non è costretto a subire le innumerevoli mancanze che affliggono il nostro Paese. Malsanità, corruzione, amministrazioni cittadine inefficienti e chi ne ha più ne metta…

Sì, è vero, gli italiani all’estero non vivono le situazioni di disagio dei concittadini in Patria, ma ne vivono altre, spesso molto più simili di quel che si crede e aggravate dall’essere stranieri. Perché l’erba del vicino poche volte è davvero più verde. La corruzione affligge la classe politica di mezzo mondo, le liste d’attesa per una visita medica sono lunghe in numerosi paesi stranieri, il sistema scolastico non è migliore per definizione all’estero, le città difficilmente raggiungono la bellezza di quelle italiane e il clima di alcune nazioni deprime persino i nativi.

Gli italiani all’estero quando tornano in Italia trovano un paese pieno di problemi, è vero, ma sanno anche apprezzarne il valore. Cosa che molti residenti in Patria finiscono per dimenticare.

italiani all'estero - focacciaIl cibo non è un dettaglio indifferente quando si parla di qualità della vita. E vi garantisco che per la maggior parte degli italiani all’estero avere a disposizione un supermercato italiano è un sogno ricorrente, ma non l’unico.

Lo stile di vita, le abitudini, i libri, i film, la possibilità di partecipare agli eventi (culturali, musicali etc.) sono tutti aspetti che creano nostalgia tra gli espatriati. Perché gli italiani all’estero sono cittadini del mondo, non amano muri e confini, ma uno spazio nel cuore per la terra natale lo conservano sempre.

Mi è anche capitato di confrontarmi con persone ostili, che invece di cercare di “fare comunità” per condividere il meglio di quello che il Paese può offrire, hanno deciso di distanziarsene quanto più possibile. Una scelta che fatico a comprendere, ma che rispetto, naturalmente.

La cultura italiana, un collante per gli italiani all’estero

In genere, tuttavia, quando si presenta agli italiani all’estero un progetto che consente loro di raccontare le proprie esperienze, di ottenere informazioni, di accedere ai prodotti del proprio Paese e di creare una comunità, l’accoglienza è entusiasta.

La cultura italiana, si tratti di quella legata al cibo e al made in Italy, ma anche alla storia, alla letteratura e all’arte, è un collante che dovrebbe unire tutti gli italiani nel mondo, ovunque essi risiedano. Perché non è giustificabile che spesso ci amino più gli stranieri di quanto sappiamo fare noi.

Concludo questo post chiedendo un piacere a tutti voi lettori: se avete notizia di belle storie di italiani in Patria o all’estero, fatemele conoscere. Perché quella parte d’Italia che funziona, insieme agli italiani che la fanno funzionare o che le rendono onore all’estero, non meritano di restare nell’ombra.

Se ti è piaciuto questo post, non perderti i prossimi. Clicca qui e iscriviti subito per ricevere tutti gli aggiornamenti

18 commenti

  1. Avatar
    luciano giugno 14, 2016

    Non ho un’importante esperienza di vita all’estero, e certamente non paragonabile alla tua, ma, con quel poco che ho, condivido appieno quello che hai scritto

    • Avatar
      Patrizia La Daga giugno 14, 2016

      Grazie, Luciano. So che è un pensiero condiviso da molti italiani che vivono o che hanno vissuto all’estero, perché nel corso di questi anni ho avuto modo di parlarne con tantissimi espatriati.

  2. Avatar
    Salva giugno 14, 2016

    Cara Patrizia,
    condivido pienamente il tuo pensiero. Io è da 10 anni che vivo all’estero, ho vissuto anche qualche anno a Barcellona.
    Se c’è una cosa che mi intristisce, è il comportamento di molti italiani che non appena mettono piede in terra straniera (da immigrati, non da turisti) son capaci solo di parlar male del proprio paese di origine.
    L’Italia ha tantissimi problemi, ma gli altri paesi non sono esattamente il paradiso.

    Vedi la Spagna, o la Catalonia, c’è tanta di quella corruzione da non far invidia all’Italia (purtroppo), ma la gente spara a 0 su quella italiana e non fa caso a quella del paese dove vive, perché sempre l’Italia e’ peggio!

    Spero tantissimo che la situazione del nostro paese cambi, perché dopo tanti anni fuori mi sta tornando la voglia di rientrare, anche se purtroppo ancora adesso non ci sono le condizioni.

    Chiudo qui facendoti i complimenti per il tuo blog.

    Un saluto
    Salvatore

    • Avatar
      Patrizia La Daga giugno 14, 2016

      Grazie Salvatore, è bello sapere che c’è chi ama il nostro Paese e non si vergogna di dirlo pubblicamente. Anch’io spero che le cose migliorino e credo che sia sempre possibile cambiare. Eravamo un Paese di emigranti con la valigia di cartone e ora esportiamo talenti di prim’ordine. Questo non dobbiamo dimenticarlo mai. Buona vita!

  3. Avatar
    gennaro giugno 14, 2016

    Buongiorno Patrizia,
    il mio non è un vero e proprio commento in merito ma una riflessione dettata da esperienza vissuta di immigrazione in terra straniera. Ho 56 anni e sono nato in Brasile nel pieno degli anni in cui i nostri padri emigravano in terre sconosciute, lontane e dove gli unici mezzi di comunicazione erano lettere che tra un invio e l’attesa di una risposta passavano almeno 40gg. i miei genitori sono emigrati insieme a molti altri fratelli, cugini e loro paesani (dal sud Italia) formando a San Paolo una vera e propria comunità, i loro racconti sono sempre stati però colmi di nostalgie per il loro paese nonostante lo avessero lasciato fuggendo dalla povertà e miseria e l’accoglienza del popolo Brasiliano fosse stata calda e gioiosa, ma l’Italia era l’Italia, il mare la cultura la gente tutto ciò ha fatto si che a poco a poco tutti o quasi in un lasso di tempo più o meno breve (10/12 anni) ritornassero nella loro nazione di origine “l’ITALIA” . Successivamente, ed esattamente nel 1993 sono ritornato con mia moglie per adottare mio figlio, l’occasione è stata congeniale per poter rivedere i posti dove ero nato e dove avevo vissuto i miei primi tre anni di vita di cui ovviamente non avevo che un vaghissimo ricordo, ma credimi la cosa che più mi ha sconcertato lasciandomi costernato, rattristito e stato l’aver fatto visita a dei vecchi compaesani dei miei genitori che a differenza di loro si erano stabiliti facendo accrescere la famiglia con nuove generazioni di figli e nipoti ma il cui stato era quello di una consapevolezza di avviarsi verso la fine dei loro tempi ossia la morte con LA NOSTALGIA dell’Italia nel proprio cuore quell’Italia che aveva dato loro i natali ma che aimè non avrebbero mai più vissuto e forse riveduto!!!!!!! Il mio vuole essere un monito ma soprattutto un augurio affinché i governi mettano sempre più in atto condizione socio economiche per le loro nazioni affinché nessuno possa sentire il bisogno di fuggire dal proprio paese ma che possa invece amarlo e contribuire alla sua crescita con tutte le forze e gli strumenti in loro mani.
    Un caro saluto Gennaro

    • Avatar
      Patrizia La Daga giugno 14, 2016

      Carissimo Gennaro, ti ringrazio infinitamente per la tua testimonianza. La tua storia e le tue parole devono farci riflettere. Io sono ottimista per natura e penso che siamo un popolo che può crescere e fare sempre meglio. Ma la strada, lo so, è ancora lunga.Un caro saluto.

  4. Avatar
    Rossella giugno 14, 2016

    Cara Patrizia, mi chiamo Rossella e da pochi mesi mi sono trasferita a vivere in Germania con mio marito. Abbiamo deciso di espatriare perché in Italia non c’erano più le condizioni per vivere dignitosamente.
    Ti posso dire che noi siamo entusiasti di questa scelta perché la Germania ci sta dando quella serenità che in patria avevamo perduto! Io amo l’Italia e sono fiera delle mie radici, per questo sto cercando di integrarmi in modo intelligente, contraccambiando tutto il bene che mi sta dando il Paese che mi ospita con il meglio che l’Italia mi ha trasmesso da quando sono nata. Per me, lo spirito giusto per una sana integrazione è manifestare gratitudine sia per la propria identità nazionale sia però anche per il Paese che ci ha accolto con tanta generosità.
    A questo proposito, ho creato un blog (diariodiunespatrio.blogspot.com) dove descrivo, giorno per giorno, il mio percorso di integrazione in Germania.
    Un caro saluto.
    Rossella

    • Avatar
      Patrizia La Daga giugno 14, 2016

      Ciao Rossella, grazie per il tuo commento. Verrò di certo a leggerti sul blog. In bocca al lupo per tutto!

  5. Avatar
    Fabio giugno 14, 2016

    Buongiorno Patrizia

    Condivido in pieno il post anche se io faccio ancora parte della schiera “incazzati” data l’amarezza con la quale lasciai l’Italia 2 anni fa.

    Perfettamente ragione sul colore dell’erba del vicino. Io vivo in Scozia e ovviamente ci sono aspetti positivi e negativi.

    Molto spesso penso che sarebbe bello che l’Italia esca dalla situazione tragicomica in qui é anche per colpa dei suoi stessi abitanti ai quali io mi ascrivo.

    Forse l’Italia migliorerà quando chi e scappato ritornerà ma al momento vedo quel momento lontano.

    Ogni tanto penso basterebbe veramente poco.

    Un saluto dalla piovosa Edinburgo

  6. Avatar
    Emanuela giugno 14, 2016

    Veramente ben centrato, io vivo all’estero da quasi 20 anni (prima USA e poi Cile) e sono assolutamente d’accordo.
    Lavoro per un ente internazionale di ricerca, di cui l’Italia e’ membro e sono sempre stupita quando racconto a connazionali in Patria e fuori quanto contribuiamo e quanto bene (l’ultimo contratto che si e’ aggiudicata l’Italia e’ il piu’ grosso fino ad ora mai dato per l’astronomia da terra, ma un’impresa italiana si e’ aggiudicata anche il contratto per il pezzo piu’ difficile del nuovo telescopio da 40m) alla loro reazione di sorpresa. Insomma…nessuno ci dice (o ci diciamo) che siamo anche bravi!

    • Avatar
      Patrizia La Daga giugno 14, 2016

      Cara Emanuela, il punto è proprio questo: non ci hanno insegnato a dire (e a dirci) “bravo”. Se facciamo le cose bene è soltanto il nostro dovere, se le facciamo male siamo i soliti italiani. E guai a parlare di “motivazione”, se no diventiamo troppo americani…
      Ci sono popoli che sanno vendersi, anche quando non hanno quasi nulla da proporre. Semplicemente si amano e lo gridano (anche molto prepotentemente) al mondo. Noi abbiamo tutto: arte, cibo, storia, natura, ma spesso sottovalutiamo questo immenso patrimonio. Un vero peccato. Per fortuna ci sono tanti italiani, in Italia e all’estero, che stanno aprendo gli occhi e cominciano a essere consapevoli del valore della nostra cultura. Complimenti per il tuo lavoro, sono le persone come te che ci fanno onore nel mondo. Un caro saluto.

  7. Avatar
    Giovanni D giugno 15, 2016

    Ciao Patrizia, non potrei esser più d’accordo con te in questo articolo.
    Si parla tantissimo di cervelli all’estero, italiani in fuga ed emigrazioni di massa tralasciando un dato importantissimo: molti sono gli italiani che ritornano o che vorrebbero farlo, essenzialmente per i motivi che hai elencato tu.

    Proprio con l’obiettivo di radunare chi, come me, ha deciso di tornare in patria, ho creato un gruppo Facebook in modo da scambiarsi esperienze, consigli e opportunità lavorative (https://www.facebook.com/groups/965574906852093/?fref=ts). Il gruppo è cresciuto tantissimo anche se molto recente. Averti come membro sarebbe davvero un valore aggiunto!

    Ciao!

    • Avatar
      Patrizia La Daga giugno 15, 2016

      Caro Giovanni, grazie per l’invito al tuo gruppo e complimenti per lo spirito d’iniziativa, corro subito a iscrivermi! Di sicuro troverò tante belle storie ed esperienze utili a tanti connazionali. A presto.

  8. Avatar
    max giugno 15, 2016

    Ho fatto sei anni di Venezuela, quasi nove di Marocco e ora quindici di Brasile, dopo una breve parentesi asiatica. All’estero ti senti sempre straniero, sei accolto ma mai integrato. Dopo un po’ di mesi, quasi fisicamente direi, riascoltando le parole degli amici italiani, o rivivendo immagini di luoghi e momenti, ti prende quella “suadade” che per noi italiani è soprattutto alimentare. Chi non può tornare a far visita a casa ne soffre, ma occorre accettare il fatto che ormai siamo abitanti del mondo, e ovunque andiamo portiamo il nostro bagaglio e le nostre peculiarità creative. Se avessimo solo radici e non gambe, saremmo alberi.
    Siamo anche una zuppa culturale, tutti i popoli rappresentano la propria zuppa, e da quel sapore non ne escono se non trapiantandosi in altri paesi, vincendo il loop dell’abitudine acritica. Chi vive all’estero, a parità di capacità analitica, riesce ad ampliare maggiormente il proprio orizzonte culturale. Se poi uno è chiuso di per sè, è chiaro che soffrirà maggiormente all’estero, dove la routine di riadattamento è spesso tragica. Noi expat in Brasile ormai siamo abituati alla critica, sia verso lo stato originario che verso quello ospitante: è un fatto culturale degli italiani, ci piace criticare, è lo sport nazionale.
    Concludo complimentandoti per la tua iniziativa, buona sia per chi la legge che per chi la fa. Anche io ho un mio sito, col mio nome (max bonaventura) attraverso il quale descrivo e commento le culture che incontro.
    Buona preoecuzione, Patrizia!
    Max

    • Avatar
      Patrizia La Daga giugno 15, 2016

      Caro Max, la tua lunghissima esperienza all’estero, perlopiù in diversi paesi, fa di te un vero cittadino del mondo e non posso che essere d’accordo su tutte le tue considerazioni. Grazie di aver condiviso il tuo pensiero e grazie anche delle belle parole sul nuovo progetto, un po’ di incoraggiamento è sempre gradito. Verrò senz’altro a leggerti sul tuo sito, chissà che non possa nascere qualche forma di collaborazione. Buona fortuna e a presto!

  9. Avatar
    Sara giugno 16, 2016

    Ciao! Io vivo in Finlandia e da esperienza personale posso dire che quanto hai scritto lo condivido in parte.
    Di recente mi è capitato più volte sentire italiani parlare male del proprio paese, che per quanti difetti possa avere, rimane comunque la patria natia. A me dispiace molto, quando sento italiani lodare il fatto che qui in Finlandia si trovi parcheggio e invece in Italia il traffico è caotico: ovviamente se qui vivono 5 milioni di abitanti in un territorio grande una volta e mezza l’Italia, non mi pare un segno di civiltà, ma un dato di fatto: far circolare e parcheggiare 40 milioni di autovetture in Italia mi sembra più complicato che farlo con meno di 3 milioni in Finlandia! Ma lo dicono come se fosse un miracolo dei Finlandesi, della loro precisione ed un merito acquisito.
    Sento italiani suggerire ai finlandesi di non andare in vacanza in Italia, perché verranno truffati, le strutture fanno pena, non ci sono divertimenti, tutto funziona male… meglio lasciar perdere l’Italia e andate da qualche altra parte.
    Mi si spezza il cuore, sentire un italiano che parla male del proprio paese, dei propri connazionali e invece di fare buona pubblicità, esaltare quanto di buono c’è in Italia (e vi assicuro che ce n’è), si dà enfasi solo agli aspetti negativi.
    A volte penso che è proprio una tristezza!
    Conosco altri stranieri di altri paesi e non li ho mai sentiti spontaneamente parlare male del proprio paese d’origine.

    • Avatar
      Patrizia La Daga giugno 16, 2016

      Ciao Sara, sì, è proprio una tristezza dover ascoltare critiche esagerate e spesso ingiustificate da parte dei nostri connazionali. Purtroppo fanno parte di quella schiera di persone che preferisce lamentarsi invece di cercare di cambiare le cose. In genere sono quelli che si lamentano del traffico che poi lasciano l’auto in seconda o terza fila… Noi che amiamo il nostro Paese e sappiamo vederne pregi e difetti in modo equilibrato dobbiamo cercare di promuovere ciò che abbiamo di buono. Per quello ho voluto creare una realtà come quella che cito nel post, ItalianiOvunque.com, dedicata a chi vive lontano, ma ha sempre nel cuore l’Italia. Un ponte tra le tante comunità locali di italiani, qualcosa che virtualmente ci unisca, almeno nei valori e nell’amore per la nostra terra. Spero che vorrai seguirci. Un caro saluto.

Scrivi un commento

La tua mail non sarà pubblicata. I campi con * sono obbligatori*