Cesare Bocci e Daniela Spada. Contro la malattia, l’amore fa la forza

Cesare Bocci e Daniela Spada. Contro la malattia, l’amore fa la forza

Essere protagonista di vicende drammatiche sul palcoscenico o davanti a una macchina da presa per un attore è abbastanza frequente. A Cesare Bocci, volto noto al pubblico soprattutto per il ruolo di Mimì Augello nella fiction Il commissario Montalbano, il dramma è toccato viverlo nella realtà insieme alla sua compagna, Daniela Spada, colpita da un ictus il primo di aprile del duemila, mentre allattava la sua bimba nata pochi giorni prima. La loro storia lo scorso anno è diventata un libro, Pesce d’aprile: Lo scherzo del destino che ci ha reso più forti, uscito nelle librerie italiane per Sperling & Kupfer e chissà non diventi un film un giorno.

Cesare BOCCI Daniela Spada Pesce d'aprilePesce d’aprile, lettura commovente e ispiratrice, racconta i primi terribili momenti dopo l’ictus e riassume anni di battaglie per tornare a condurre una vita il più possibile “normale”, nonostante le ferite lasciate dalla malattia nel corpo e nell’anima di Daniela, che ha dovuto affrontare anche la lotta contro il cancro. Un accanimento del destino degno di quella bizzarra e spesso crudele fiction che chiamiamo vita.

Un libro sincero e doloroso, che trasmette un potente messaggio di speranza, una luce da seguire per chi si trova ancora nel tunnel della sofferenza e per chi, fortunatamente alieno ai problemi di salute, vive lamentandosi delle seccature, spesso banali, che l’esistenza semina sul suo cammino.

Cesare Bocci e Daniela Spada a Barcellona per presentare “Pesce d’aprile”

Cesare Bocci e Daniela Spada lo scorso 14 febbraio sono stati ospiti di un evento organizzato dalla Casa degli italiani di Barcellona durante il quale hanno avuto modo di presentare il loro Pesce d’aprile anche alla comunità tricolore della città catalana. È in questa occasione che ho avuto modo di incontrare l’attore e la compagna per un’intervista che, non mi capita spesso di scriverlo, ha lasciato il segno.

Cesare Bocci (che fatica non chiamarlo Mimì…) e Daniela Spada non solo sono persone di grande simpatia e disponibilità, sono la prova vivente che valori quali rispetto, amore, coraggio e integrità non sono virtù estinte, come capita spesso di pensare in tempi come i nostri, bensì sentimenti potenti che se ben usati sono in grado di rendere un’unione indissolubile, nonostante tutto.

La coppia entra a braccetto nell’ufficio in cui attendo per realizzare l’intervista, Daniela ha il passo incerto, un sorriso contagioso e occhi dolci che parlano di lei: una persona a cui l’ictus ha tolto la possibilità di fare molte cose, ma non quella di trasmettere energia e positività. Cesare le siede accanto e ogni suo sguardo, ogni suo gesto, racconta di un uomo presente e protettivo. Mentre conversiamo, l’attore si accorge del rimmel un po’ sbavato sotto l’occhio destro della compagna e con delicatezza si avvicina al volto di Daniela per sistemarle il trucco. Piccoli gesti che parlano di grandi persone.

Un momento della presentazione del libro Pesce d'aprile alla Casa degli italiani di Barcellona

Un momento della presentazione del libro “Pesce d’aprile” alla Casa degli italiani di Barcellona

Ecco che cosa mi hanno raccontato:

Daniela, Cesare, di chi è stata l’idea del libro? Perché avete sentito l’esigenza di raccontare la vostra storia?

C. In realtà l’idea non è stata nostra. Da tempo gli amici sostenevano che essendo io un personaggio pubblico e la storia molto positiva, avremmo dovuto raccontarla. Così, incontrammo una giornalista di Vanity Fair che realizzò uno splendido articolo. Una editor di Sperling & Kupfer lo lesse e ci contattò per proporci di scrivere il libro. Ne parlammo e Dany disse quello che poi ripete anche nel libro: “Se la nostra esperienza dovesse far bene anche a una sola persona, abbiamo vinto”. Alla fine, ha fatto bene anche a noi due.

Nel senso che la scrittura è stata terapeutica?

D. Assolutamente sì, perché, tra il coma iniziale durato un mese e i primi tempi di grande confusione dopo il risveglio, io ignoravo molte cose che erano accadute. Anche quando ho cominciato a stare meglio non parlavo del passato perché meno ci pensavo meglio era, volevo solo guardare avanti. Poi abbiamo cominciato a scrivere e ognuno di noi rileggeva le parti dell’altro. Così ci siamo conosciuti di più.

C. Daniela attraverso la mia scrittura ha scoperto stati d’animo che avevo vissuto e che non immaginava e viceversa.

Il momento delle firme dopo la presentazione del libro.

Bocci e Spada firmano le copie dopo la presentazione del libro.

C’è stata una parte più difficile delle altre da mettere nero su bianco, un momento critico?

C. Quando abbiamo cominciato a scrivere ci siamo resi conto che dopo molti anni alcuni ricordi erano un po’ sbiaditi, perciò abbiamo parlato con le persone che avevano vissuto quei momenti con noi per schiarirci le idee. Parlando con mia sorella, ho scoperto che nei primi tempi io rifiutavo qualsiasi contatto che non fosse più che formale con mia figlia. Forse avevo paura di portar via qualcosa a Daniela che stava male, forse non mi sentivo capace di fare il padre da solo, non saprei, ma so che quando mia sorella me l’ha detto è stata una grande botta e che ammetterlo nel libro è stato molto duro.

D.  Per me non c’è una parte più dura delle altre. Tutto è stato difficile da scrivere ma allo stesso tempo ho voluto raccontare la mia esperienza con leggerezza, perché il mio obiettivo era trasmettere positività e forza.

Chi è stato il vostro primo lettore una volta terminato il libro? Vostra figlia Mia?

C.+D. (quasi in coro): Nooooo, Mia non l’ha ancora letto!

C. La prima persona a leggerlo è stata la nostra editor. Poi quando il libro è uscito sono arrivati tanti messaggi degli amici. A Luca Zingaretti (che rivedremo sullo schermo nei panni del Commissario Montalbano a partire dal 27 febbraio, ndr), non avevo detto nulla, ma un giorno mi ha chiamato dall’aeroporto per dirmi che l’aveva comprato e che stava piangendo e ridendo allo stesso tempo…

Mia, che oggi ha quasi 17 anni, è molto protagonista suo malgrado. Come mai non l’avete coinvolta nella scrittura e addirittura non ha ancora letto il libro? 

C. In realtà noi all’inizio ci abbiamo provato. Le avevamo anche proposto di scrivere un capitolo e quando le abbiamo chiesto che cosa ne pensasse la risposta è stata: “Vabbeene” (lo dice con tono annoiato, ndr). Poi… be’, Daniela, spiega tu chi è Mia!

D. Mia è un’adolescente che, come molti adolescenti, non legge. La nostra esperienza però lei l’ha vissuta e non possiamo pretendere troppo. Forse con questa vicenda deve ancora “farci pace”, forse ha bisogno di tempo, chissà, magari fra due anni lo leggerà. Deciderà lei il momento giusto.

Leggendo il libro si ha l’idea di una coppia con un rapporto idilliaco, ma ci sono stati momenti di crisi tra di voi in questi diciassette anni?

C. Vuoi sapere quanto litighiamo? In continuazione, l’ultima volta un’ora fa! Quante volte siamo stati sull’orlo di lasciarci? Tantissime. Ma non per la disabilità, era così anche prima. Devi sapere una cosa fantastica di Dany, della quale io la ringrazio (se fosse un po’ meno fumantina la ringrazierei ancora di più…): Daniela mi ha insegnato a litigare, mi ha insegnato che il litigio non è la fine del mondo.

Daniela, Cesare vuol dire che ti arrabbi, ma poi ti passa subito?

D. Sì!

C. No!

D. Ma no, dai, io non sono di quelle persone che litigano e poi non parlano più per una settimana. Io morirei! Io posso gridare, mi devo scontrare con lui, ma poi c’è un legame speciale, c’è qualcosa che ci unisce e fa passare tutto.

(Per la cronaca, visto che l’evento si è svolto la sera di San Valentino, ci concediamo un brindisi all’amore)

Nel libro la gelosia di Daniela viene spesso ribadita. Come ci convivete?

D. Un tempo la mia gelosia era a “livello dieci” poi piano piano questo valore si è abbassato. Ho capito che non posso competere con il mondo intero. Mi sono abituata al fatto che che Cesare sia un attore, mi tappo le orecchie, chiudo gli occhi e spero…

C. Vorrei sottolineare che nel mio giro di amicizie ci sono pochissimi attori. E comunque nel nostro gruppo storico siamo, o meglio eravamo, sette o otto coppie, nessuna delle quali aveva a che fare col mondo del cinema. Tutte si sono separate, chi ha messo le corna con la segretaria, chi con la tedesca… insomma, nonostante quel che si dice sul nostro ambiente, gli unici che resistono siamo noi.

Daniela, quali sono  il più grande pregio e il peggior difetto di Cesare?

D. Il pregio è che è un uomo molto disponibile è attento. Il difetto che ha la mania del controllo.

Cesare, per te invece il pregio e il difetto di Daniela?

C. Il pregio è la sincerità. Il difetto è che è una ritardataria incasinata e non lo ammette mai.

Leggendo Pesce d’aprile, si incontra una parte d’Italia inefficiente e presuntuosa in cui la mala sanità è quasi la norma. Però allo stesso tempo ci sono figure di grande spessore e generosità. Alla fine il bilancio è negativo o positivo? Che cosa vi ha lasciato questa esperienza?

D. Per me più positivo. Ho avuto la fortuna di incontrare medici preparatissimi, ma anche tante persone che con la medicina non c’entrano niente che hanno preso a cuore il mio caso. Ricordo un personal trainer che faceva aerobica solo per me, io non potevo seguire le lezioni di gruppo, perciò lui, un passettino alla volta, mi riavvicinava alla vita normale.

C. Anche per me il bilancio è positivo. Certo che se potessimo tornare indietro per poter fare tutto quello che Daniela non può più fare, be’ un pensierino ce lo faremmo, però oggi noi siamo quello che siamo grazie a questa esperienza. La nostra vita di oggi è il frutto di quello che abbiamo vissuto. E questa esperienza ci ha anche tolto la paura del diverso, della malattia.  È stata una tragedia, è vero, ma abbiamo avuto anche tanti momenti di gioia e di euforia. Io sono ambasciatore di Save the Children, probabilmente, se mi fossi avvicinato alle cause sociali prima di questa esperienza, lo avrei fatto con più timore e superficialità.

Quel è il vostro sogno a questo punto?

C.+D. Che Mia sia felice, perché noi siamo felici.


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5 commenti

  1. Avatar
    Claudia febbraio 21, 2017

    Grazie Patrizia per questa intervista fresca e commovente…e grazie a Cesare e Daniela per aver condiviso la loro storia. Non ho (ancora) letto il libro (che però leggerò sicuramente!), ma posso dire che la positività passa eccome!

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      Patrizia La Daga febbraio 21, 2017

      Grazie a te Claudia, sono felice di essere riuscita a trasmettere almeno un po’ della grande forza vitale di questa splendida coppia.

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    Elena Benedetti febbraio 21, 2017

    Grazie Patrizia per avermi fatto conoscere questa bellissima storia! Condivido il pensiero della coraggiosa Daniela: “Se la nostra esperienza dovesse far bene anche a una sola persona, abbiamo vinto”.
    Sono questi esempi positivi, non necessariamente privi di sofferenza, che ci fanno bene al cuore.

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    Paolo febbraio 21, 2017

    Complimenti,bella bella bella intervista.Devo informarmi meglio su queste serate,da Italiano sarei lieto di parteciparvi.In ogni caso…BRAVA.

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      Patrizia La Daga febbraio 21, 2017

      Grazie mille, Paolo! Mi fa davvero molto piacere che l’intervista ti abbia colpito. Se hai bisogno di info sulla Casa degli italiani di Barcellona mandami pure una mail a info@leultime20.it, posso passarti qualche contatto. A presto.

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