Bambini. Come li educhiamo?

Bambini. Come li educhiamo?

È da un po’ che mi gira in testa l’idea di scrivere di genitori e di bambini.

Sarà che ho appena finito di leggere diversi romanzi che hanno per tema i rapporti familiari e sarà che come madre di due ragazzini in età scolare di bambini in casa ne vedo sfilare tanti e mi capita di assistere a comportamenti quanto meno singolari,  fatto sta che è sorto in me questo desiderio di confrontarmi con un tema delicato qual è l’educazione delle nuove generazioni.

Prima di mettere nero su bianco i pensieri mi sono domandata se quello che avevo intenzione di scrivere non fosse un ragionamento degno dei miei nonni. Da sempre, si sa, i più anziani tendono a mettere in discussione gli usi e i costumi dei giovani, poi mi sono detta che in questo caso l’oggetto delle mie considerazioni non erano i bambini o gli adolescenti di per sé, bensì i loro genitori, adulti almeno quanto me.

Sono certa che il fulcro di tutto il mio meditare attirerà su di me più di un pensiero antipatico, ma tant’è, non si può sempre piacere a tutti.

Trovo che molti genitori d’oggi non abbiano mezze misure. O trattano i figli come piccoli robot da programmare alla perfezione o li lasciano crescere allo stato brado, delegando il compito educativo alla scuola, ai nonni anziani, se ci sono, o peggio a qualche babysitter di passaggio che li scorrazza da un’attività extrascolare all’altra.

 Io non ho titoli pedagogici da far valere, né sono venuta in possesso del manuale del genitore perfetto, ho solo un po’ di esperienza e credo sufficiente buon senso per domandarmi come alcuni adulti possano mettere in atto comportamenti palesemente nocivi per la salute piscofisica dei loro figli.

La disintegrazione della famiglia tradizionale è un dato di fatto. Sono sempre meno le coppie che riescono a stare insieme dalla nascita all’età adulta dei figli e di per sé questo è un fattore destabilizzante nella vita di un bambino, ma non certo il peggiore. Quello che non ha spiegazione è l’uso del figlio come arma di ricatto, di scambio o di vendetta.

Ho conosciuto genitori che appena separati hanno organizzato la festa per il settimo compleanno del figlio e non hanno partecipato per non incontrarsi. Il bambino era stato portato nel locale da una babysitter filippina che lo ha depositato come un pacco ed è venuta a riprenderlo due ore più tardi a party terminato. Non è un sentito dire. Io c’ero.

Senza bisogno di addentrarsi nel terreno scivoloso delle coppie separate, si possono trovare genitori uniti, che amano follemente i figli, ma che per un malinteso di fondo, quello sull’educazione, non riescono a farne dei bambini felici. Vedo spesso ragazzini di otto, dieci anni con un agenda talmente piena da stancare anche il direttore generale di una multinazionale. Dopo la scuola vengono portati dalle madri a tennis, nuoto, disegno, chitarra, canto e chi più ne ha più ne metta. Piccoli geni dai quali si esigono i voti migliori a scuola, le vittorie nello sport e l’eccellenza in ogni campo. Questi piccoli condannati ai lavori forzati eseguono gli ordini con malcelata soggezione e davanti ai genitori sono sempre pronti a giurare che amano tutte le attività a cui devono partecipare, salvo poi confessare al loro migliore amico che sono invidiosi del fatto che lui abbia il tempo di leggersi un fumetto o di giocare con i soldatini alle sei del pomeriggio.

La sindrome del “tutto sotto controllo” che assilla alcune persone fa sì che anche la coppia che funziona viva la famiglia come un luogo da organizzare con regole ferree alle quali nessuno può sfuggire, per poi paradossalmente scordarsi di quelle più elementari basate sui valori della condivisione. Recentemente un amichetto di mio figlio ospite a casa per una notte, durante la colazione, rito che tendiamo a celebrare tutti insieme ogni volta sia possibile, esattamente come la cena, mi ha confidato di non essere abituato a mangiare insieme ai genitori. Un bambino intelligente, educato, cortese, perfetto verrebbe da dire. Triste, viene da aggiungere se lo si ascolta e lo si guarda negli occhi.

Nei primi anni di vita per i bambini l’unico centro dell’universo sono i genitori. Il loro più grande desiderio è quello di fare qualsiasi con con mamma e papà. E non serve inventarsi cose mirabolanti. Basta leggere loro una favola, farsi pettinare e truccare, attaccare figurine sull’album dei calciatori, organizzare una sera picnic davanti alla Tv con un Dvd Disney. Facile, eppure quando lo racconto molti mi guardano come un’aliena. Voi in casa lo fate? Mi domandano e poi affermano di non avere pazienza o tempo “per queste cose”. Ma queste cose sono importanti quanto mettere in tavola il cibo per i figli. Questi gesti sono il nutrimento del loro spirito, sono i pilastri delle loro sicurezze interiori. Senza, sarà più difficile crescere adulti responsabili ed equilibrati.

All’estremo opposto ci sono le coppie che non hanno regole, quelle che vanno e vengono, depositano i bimbi dove capita e con chi capita, non li rimproverano per nessun motivo, nemmeno se stanno scannando il vicino d’ombrellone sulla spiaggia. Genitori per caso, sono solita chiamarli. Coppie che dichiarano fin dalla gravidanza della madre che la nascita del figlio non cambierà la loro vita. E infatti non la cambia perché a poche settimane il neonato è costretto a ritmi degni di un viveur. Serate nei locali con musica a tutto volume, scalate in alta montagna dentro a zaini soffocanti con il sole e con la pioggia e ogni altro genere assurdo tour de force che stancherebbe un elefante. Lo scorso ferragosto ho assistito alla penosa esibizione di un neonato che a mezzanotte sulla spiaggia, attaccato al seno della madre, cercava invano di concludere la poppata, ma il rumore mitragliante dei fuochi artificiali lo faceva sobbalzare come una bambola di pezza. Un pianto nervoso e disperato lo coglieva dopo ogni raffica e io avrei voluto andare a dire due parole a quella madre che per non rinunciare allo spettacolo ne stava dando uno ben più terribile.

Potremmo continuare, ma il mio obiettivo non è quello di puntare l’indice e compilare interminabili liste di errori. Sbagli ne commettiamo tutti ogni giorno, io per prima sia chiaro, ed è da questi che bisogna partire per migliorare.

A costo di sembrare una vecchietta in vena di prediche, credo che rispolverare vecchi valori oggi in disuso quali il rispetto, le buone maniere (perché bisognerebbe vergognarsi nel chiedere per favore o dire grazie, prego, scusa?), la generosità e lo spirito di collaborazione sia fondamentale per allevare nuove generazioni equilibrate e felici.

In un momento di così grande incertezza sociale ed economica il patrimonio che abbiamo in mano è rappresentato da questi bambini, che domani vorremmo sapere sereni. Sarebbe bello cominciare a dar loro un’infanzia con i maiuscola, un’infanzia che ancora tanti non hanno.

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16 commenti

  1. Avatar
    angela maggio 02, 2012

    Complimenti!Sono dalla tua parte, l’unica differenza è che io non lo avrei spiegato meglio!

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    angela maggio 02, 2012

    Qualche consiglio sui libri da leggere che ti piacerebbe segnalare?Grazie!

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      Patrizia La Daga maggio 02, 2012

      Grazie per il tuo commento. Per ora non ho libri da segnalarti, non sono certo un’esperta di pedagogia. Come spiego nel post le mie riflessioni si basano sull’esperienza come madre e sulla frequentazione di tante famiglie di amici e conoscenti con figli, e non hanno pretese “scientifiche”. Se dovesse capitarmi di leggere qualche buon libro sull’argomento, comunque, non esiterò a indicarlo.

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    Eva maggio 14, 2012

    Suerte que hay madres como tú!!! El futuro está en la educación de los niños, algo que se olvida con frecuencia. Bravo Patri.

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    Lourdes maggio 20, 2012

    Muy interesante este artículo. Contracorriente.

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    Tiziana ottobre 14, 2012

    Complimenti! Condivido tutto quello che hai scritto pero’ mi chiedo se vogliamo fargli fare solo un’attivita’ sportiva che credo sia importante per la crescita ed i compiti al pomeriggio già sono stressati.
    Per quel nutrimento dello spirito che condivido pienamente e’ necessario un modello di vita familiare meno dinamico di quelli attuali, più lento. Ma questo non sempre e’ possibile specie quando la mamma lavora. Io sono ingegnere e lavoro da 20 anni e se potessi lascerei tutto (senza frustrazioni) per poter alimentare lo spirito dei miei due piccoli! Ma non sempre possiamo fare ciò che ci sembra giusto! Quasi mai siamo liberi di scegliere perché non e’ semplice conciliare tutte le esigenze familiari nel poco tempo che rimane dopo la scuola dei bimbi ed il lavoro dei genitori. In breve, pur condividendo quello che dici, per alimentare lo spirito ci vuole il tempo, quello che manca alle attuali generazioni genitoriali! Quel tempo che stiamo perdendo perché lavoriamo e ci affanniamo per pagare altri per crescere i nostri figli! Che cosa assurda! Bisogna avere solo il coraggio di fare scelte forti (non lavorare entrambi!) per dare più stabilita’ ai nostri figli. Bisogna abbassare la velocità! Solo così potrai goderti il panorama!

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    ANTONIETTA settembre 24, 2013

    SALVE SONO D’ACCORDO SU TUTTO .MA AVREI UN PROBLEMA CHE RIGUARDA LA MIA NIPOTINA DI QUATTRO ANNI ,7 MOLTO NERVOSA E QUANDO VUOLE QUALCOSA LA DEVE OTTENERE PER FORZA ALTRIMENTI REAGISCE CON LE MANI ANCHE A NOI NONNI ,INFINE LA MAMMA E IL PADRE LA PICCHIANO E QUESTO A MA DISPIACE MOLTO ,MA MI FIGLIA MI DICE CHE NON CI SONO MODI PER FARLA SMETTERE LEI è D’ACCORDO ?. Grazie.TONIA

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      Patrizia La Daga settembre 24, 2013

      Cara Tonia, grazie per il suo commento, io non sono una pedagogista, ma solo una mamma che cerca di usare il buon senso. Dare consigli in materia di educazione dei figli è sempre difficile, soprattutto se non si conosce bene la situazione. Quando lei dice che i genitori “picchiano” la bambina, bisogna capire che cosa intende. Una cosa è una debole pacca sul sedere quando si è davvero esasperati (e i bimbi a volte esasperano), altra è alzare le mani con intenzione di far male, cosa che ritengo inaccettabile e per nulla educativa. I bambini, specie a quell’età, fanno i capricci, si sa. Qualche volta è buona cosa cedere, altre occorre imporsi, spiegando alla bambina perché non la si può accontentare. E se piange, consolarla, ma senza tornare sui propri passi. La violenza, però no. Mai. Un abbraccio a lei e alla sua nipotina.

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    Simona dicembre 23, 2013

    Vero. Ma aggiungo un altro sistema educativo ai due descritti. Io vedo che è molto diffusa la sindrome del genitore buono e perfetto. Anzi, il più buono e il più perfetto dell’universo. I genitori che ne sono affetti adoperano tutta la loro vita a procurare piacere al proprio pargolo e a evitargli il benché minimo piccolo temporaneo innocuo dispiacere, sempre pronti a calpestare chiunque (compresi se stessi) e qualunque cosa (anche la propria dignità) per fare i tappettini adoranti del figlio. E ovviamente si aspettano che l’intero mondo viva in estatica adorazione del loro figlio, l’unico bambino al mondo.
    Di solito sono genitori separati, eternamente d’accordo ad essere in gara nel comprarsi l’affetto del loro figlio. Un figlio onnipotente a cui far decidere tutto e che impara da loro stessi a trattare i genitori come automi elargitori di piacere. Tutto gli è permesso, tutto gli è dovuto, tutto non è mai abbastanza. Prima che nella testa del bambino, tutto non è mai abbastanza nella testa di questi genitori. E qui non si parla di beni materiali, i primi che vengono in mente quando si pensa a un bimbo viziato, no, qui si va oltre il significato di vizio per sconfinare nel terreno della patologia.
    Il maggior grado di questa patologia si può verificare in caso di genitori separati, perché un livello di abnegazione così elevato sarebbe umanamente insostenibile 24 ore su 24 tutti i giorni della settimana per anni. Nel caso di separazione, invece, i due genitori si danno il turno, e ciascuno dei due passa cicli di abnegazione assoluta seguita da riposo. In questo modo, sì, è possibile raggiungere livelli altissimi. Ovviamente il figlio avrà costantemente a sua disposizione almeno uno dei due genitori nel massimo possibile di abnegazione per lui.
    Questa per me è una famiglia malata. Anzi io invece che famiglia la chiamerei piuttosto un fan club pro figlio. E una società formata da “famiglie” così è una società malata.

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    Pasquale dicembre 23, 2013

    “Figli piccoli gioie grandi”
    di Maria Teresa Standridge De Giustina
    Questo è il libro che ha insegnato ed aiutato a me e mia moglie a crescere i nostri tre figli, ho avuto il piacere di conoscere e consultare direttamente l’autrice. Spendiamo tanto tempo nella nostra vita per studiare e prepararci professionalmente per un lavoro, ma nessuno dedica mai del tempo per imparare come si fa il genitore, eppure l’unica eredità che conta è quello che abbiamo insegnato loro, non esiste crisi o ladro che potrà portargliela via, una ricchezza che tramanderanno ai loro figli e che di riflesso arriccherà il mondo, la società di oggi, le famiglie, sono il frutto delle scelte che noi abbiamo fatto, scelte che meritano una riflessione.
    Buono parlarne, grazie
    Pasquale

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    Roberto gennaio 07, 2015

    Ho avuto l’incarico molto autorevole di diffondere il seguente messaggio: “Siate molto severi con i vostri figli, dobbiamo tornare indietro di molto tempo.”

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    Roberto giugno 25, 2015

    “Siate molto severi con i vostri figli, dobbiamo tornare indietro di molto tempo.”

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