Libri e Bambini. Cinque tappe per avvicinare i figli alla lettura

Libri e Bambini. Cinque tappe per avvicinare i figli alla lettura

fotoConosco molti genitori che, pur essendo grandi lettori, si lamentano di non essere riusciti a trasferire la passione per i libri ai  propri figli.

Un problema che non ho vissuto, perché i miei due pargoli (nove e dodici anni) divorano romanzi senza sosta. Dna libresco? Dubito. Comportamenti azzeccati più probabilmente. Molte amiche mi chiedono consiglio e io, non senza imbarazzo, racconto loro la mia esperienza, sperando possa essere utile.

Risultato garantito? Assolutamente no, è ovvio. Ci sono troppe variabili che fanno (per fortuna) di ogni individuo un essere unico e inimitabile. I miei figli avevano la complicazione di essere nati in Spagna, studiare in una scuola inglese e parlare italiano in casa. L’abbiamo trasformata in un vantaggio e oggi leggono senza difficoltà nelle tre lingue.

Come abbiamo fatto? Nessuna magia, solo un bel po’ di pazienza e molta costanza. Ho ripensato al mio cammino per far nascere l’amicizia tra i miei figli e libri e l’ho riassunto in cinque tappe. Eccole.

1. Libri per neonati

Libri ovunque. Ho sempre pensato che la familiarità con gli oggetti si acquisisce fin da piccolissimi. Prima che i bambini sapessero parlare o camminare, compravo loro libri di gomma e di stoffa, li aiutavo a sfogliarli, abbinavo parole a ogni pagina e gliele ripetevo ad alta voce. Parole e pagine. Tutto nasce da lì.

2. Leggere insieme

Quando i bambini ancora non sapevano leggere, la loro cameretta era già invasa di libri. Ogni sera ne sceglievamo uno insieme e leggevo loro qualche pagina, poi commentavamo i disegni, inventavamo finali. Il libro era un bel gioco prima della nanna. E se anche se qualche sera mi si chiudevano gli occhi, cercavo di non mancare il nostro appuntamento con la lettura.

3. Le prime letture da soli e le visite in libreria

Appena i bambini sono stati in grado di affrontare le prime letture ho cercato di essere una figura di riferimento. All’inizio leggendo con loro, poi facendo in modo che potessero sempre chiedermi il significato di una parola, il senso di una frase, commentando con loro le storie e i personaggi. Ricordo addirittura qualche telefonata, mentre ero fuori casa, per avere chiarimenti su brani poco chiari. Qualche pagina tutti i giorni, prima di dormire, prima con me poi, finalmente, da soli. La ripetizione crea l’abitudine. Andare spesso in libreria (o in biblioteca) insieme e vedere mamma sempre con un libro in mano e uno nella borsa, anche.

4. I classici per ragazzi

Dopo i dieci anni è arrivato il momento dei primi classici per ragazzi. Da Verne a Salgari, da Dickens a Mark Twain, ho rispolverato tutto il mio repertorio di avventure e ho cercato di trasferire la magia di quelle letture nei racconti di presentazione che facevo a mio figlio: «Questo libro ti incanterà perché…». Dopo è stato bello sentirsi dire: «Avevi ragione, mamma».

foto[2]A questo punto leggere era già diventato un rito abituale. Ma per sicurezza, ogni tanto, ripetevo (e ancora lo faccio): «Avete letto oggi? No? Dai, spegniamo la tele dieci minuti prima e andiamo a letto con un libro». Funziona quasi sempre. Se non ne hanno voglia, tuttavia, fingo di lamentarmi un po’, ma non impongo nulla. Meglio che leggano il giorno dopo piuttosto che mai più.

Credo che il vero amore per i libri nasca in questa fase (con la piccola non ci sono ancora arrivata). È qui che le suggestioni di un romanzo e i suoi personaggi cominciano a lasciare tracce indelebili nella mente dei bambini. Dopo nessuno potrà più scacciarli.

5. Assecondare i gusti personali

Un giorno mio figlio ha letto un libro di Rick Riordan ed è stato amore a… prima pagina. Da allora i fantasy (e Licia Troisi) sono il suo pane quotidiano. Ogni tanto però, mamma interrompe la festa mettendo sul comodino García Marquez (Storia di un naufrago), Hemingway (Il vecchio e il mare), Sepulveda e altri romanzi adatti a una mente in formazione.

Terminata le lettura è di rito una chiacchierata per raccontarci le impressioni. Il risultato è che spesso devo obbligare mio figlio a staccarsi dalle pagine perché a mezzanotte non ne vuole sapere di dormire. Poi la mattina sono tragedie…

Comportamenti scontati? Sì certo. La passione non nasce da trucchi e strategie, è come un piccolo fuoco che va alimentato poco a poco, senza esagerare per non bruciarsi subito. Tutto sta nella misura. Perché i bambini, credo, hanno bisogno di libri, ma anche di guardare il cielo azzurro e correre dietro a un pallone. Con la testa e con le gambe.

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