La notte ha cambiato rumore. María Dueñas

La notte ha cambiato rumore. María Dueñas

 

Patrizia&Giuditta 2 voci per 1 libro è una rubrica che nasce dall’incontro di due persone distanti per formazione ed esperienze di vita, ma unite da una grande passione per i libri e la letteratura. Due donne, Giuditta e io, che si sono conosciute leggendo l’una il blog dell’altra senza essersi mai incontrate di persona (ma intenzionate a farlo presto), due “sentire” spesso discordanti ma sempre rispettosi e aperti al confronto. Da questa complicità è nata, tra un tweet e l’altro, l’idea della rubrica. Un luogo in cui confrontarsi su un libro diverso ogni mese in modo divertente e scanzonato, senza il rigore di una recensione, ma con l’attenzione ai dettagli. Una sorta di gioco (liberamente tratto dalle famose interviste della trasmissione “Le Iene”) che vi permetterà di conoscere nuovi romanzi e sorridere un po’. Per venire incontro ai gusti di tutti i lettori abbiamo deciso di seguire uno schema che prevede l’alternarsi di un autore italiano, uno spagnolo e uno di qualsiasi altra nazionalità. Questo mese di ottobre è il turno della Spagna. Aspettiamo tutti i lettori per dar loro la possibilità di aggiungere la loro voce alle nostre.

La notte ha cambiato rumore

María Dueñas

Mondadori

 Patrizia   twitter: @patrizialadaga  Giuditta  twitter: @tempoxme_libri     www.libri.tempoxme.it
1. Dai un voto alla copertina e spiegalo
 Voto: 8. Una copertina elegante, semplice e raffinata allo stesso tempo. Identica nella versione spagnola e italiana, capace di fotografare l’epoca in cui si sviluppa il romanzo e rendere il libro immediatamente riconoscibile.  Voto: 6. Di per sé non è una copertina particolarmente originale, anche se piacevole è il color cielo in cui è immersa, ma rende bene l’idea del libro anche nei suoi limiti e difetti.
2. L’incipit è…
 Accattivante. Le prime righe del romanzo seducono il lettore e creano curiosità.  Riuscito: attraverso un oggetto ci cala immediatamente nella narrazione, creando nel lettore la sorpresa per il ruolo fondamentale a cui sembra assurgere una banale macchina da scrivere.
3. Due aggettivi per la trama
 Furba ma ripetitiva. Aggiungerei da romanzo d’appendice.  Lenta e sonnolenta
4. Due aggettivi per lo stile
 Elementare, scontato.  Scorrevole e banale
5. La frase più bella
 È davvero difficile trovare una frase, una sola, da definire bella nel senso di intensa, emozionante o densa di significati espliciti e non. La scrittura della Dueñas è semplice e scorrevole (ho letto il romanzo in lingua originale), ma ma non si scosta mai dalle acque tranquille della correttezza formale. Impossibile trovare un passaggio migliore o peggiore di un altro.  Il libro è infarcito di retorica, scelgo quella che mi sembra meno banalizzata dal contesto e che trovandosi all’inizio quasi della narazione non ha ancora stancato con il sottofondo di ripetitività e di feulleton che contraddistingue l’intero romanzo:
Il loro modo di essere, la morale e la maniera in cui affrontavano le prove del destino erano del tutto diversi, ma per la prima volta vidi una certa affinità tra le due. entrambe, anche se ognuna alla sua maniera e nel suo mondo, appartenevano a una stirpe di donne coraggiose e combattive, capaci di farsi largo nella vita con il poco che la sorte riservava loro.
6. La frase più brutta
Vedi sopra (la frase più bella).  Un esempio delle tante lunghe e non necessarie descrizioni da romanzo rosa:
Entrai all’hotel Palace a mezzogiorno di una giornata di metà settembre, con l’incedere sicuro di chi ha passato metà della sua vita ad attraversare sui tacchi le hall dei migliori alberghi del pianeta. Avevo un tailleur di frescolama rosso sangue e i capelli appena tagliati che cadevano sulle spalle. E poi un sofisticato cappello di feltro e piume uscito dal negozio tangerino di Madame Boissenet: una vera pièce-derésistance, come venivano chiamati secondo lei quei copricapo dalle signore eleganti della Francia occupata. La mia mise era completata da scarpe di coccodrillo alte come trampoli, comprate nel miglior negozio di calzature di boulevard Pasteur. In mano una borsa in tinta e un paio di guanti di pelle di vitello grigio perla. Al mio passaggio vidi due o tre teste che si voltavano. Non feci una piega.
Un bel TAGLIA, no?
7. Il personaggio più riuscito
 Candelaria, una donna combattiva e “trafficona” che aiuta Sira, la protagonista, nei momenti più duri del suo soggiorno in Marocco. Una figura positiva ed estremamente umana.  La più simpatica è Candelaria. Una contrabbandiera dalle mille risorse che aiuta chiunque le capiti a tiro, nonostante difficoltà e ristrettezze e con modi spicci che brutali che la salvano dal patetismo delle altre figure.
8. Il personaggio meno azzeccato
 La madre di Sira, citata spesso ma senza un ruolo o una personalità bene definite.  Sira, la protagonista, ma con lei tante altre figure, stereotipate e inverosimili.
9 La fine è…
 Lenta ad arrivare.  Una liberazione dal sonno e dalla noia!
10. A chi lo consiglieresti?
 A chi cerca una telenovela d’altri tempi.  A chi ha tempo da perdere!

2 commenti

  1. Avatar
    franca febbraio 02, 2013

    questo romanzo puo’piacere o meno,ma giudicare banale,lenta e sonnolenta,elementare e scontata questa trama mi sembra ingiusto.ho finito due ore fa di leggerlo e non non c’è stata una pagina dove non ci fosse da stare sulle spine ed inoltre provate voi due a mettere insieme una trama del genere. E’facile criticare e pontificare,per me è un bellissimo romanzo !

    • Avatar
      Patrizia La Daga febbraio 02, 2013

      Sono felice che il romanzo ti sia piaciuto. Avrei voluto anch’io poterlo apprezzare allo stesso modo, ma non ci sono riuscita. La noia ha avuto la meglio. Qui nessuno pontifica, si esprimono semplicemente opinioni.

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