Il tempo è un bastardo di Jennifer Egan

Il tempo è un bastardo di Jennifer Egan

Patrizia&Giuditta 2 voci per 1 libro è una rubrica che nasce dall’incontro di due persone distanti per formazione ed esperienze di vita, ma unite da una grande passione per i libri e la letteratura. Due donne, Giuditta e io, che si sono conosciute leggendo l’una il blog dell’altra senza essersi mai incontrate di persona, due “sentire” spesso discordanti ma sempre rispettosi e aperti al confronto. Da questa complicità è nata, tra un tweet e l’altro, l’idea della rubrica. Un luogo in cui confrontarsi su un libro diverso ogni mese in modo divertente e scanzonato, senza il rigore di una recensione, ma con l’attenzione ai dettagli. Una sorta di gioco (liberamente tratto dalle famose interviste della trasmissione “Le Iene”) che vi permetterà di conoscere nuovi romanzi e sorridere un po’. Ogni 30 del mese un nuovo titolo e naturalmente la possibilità per i nostri lettori di commentarlo aggiungendo una voce alle nostre.

Il tempo è un bastardo

di Jennifer Egan

minimum fax

Per il secondo mese consecutivo la tipica “dissonanza armonica” che caratterizza le recensioni di Giuditta e mie è stata più armonica che dissonante (fatta eccezione per la lunghezza delle risposte ). Un fatto curioso visto che, come ben sanno i lettori che ci seguono, entrambe scriviamo le nostre risposte senza conoscere quelle dell’altra e in genere abbiamo opinioni piuttosto distanti. I casi sono due: o la reciproca frequentazione (letteraria visto che geograficamente viviamo molto lontano) influisce sui nostri criteri di valutazione o, cosa più probabile, i capolavori mettono tutti d’accordo. Non è un caso se questo romanzo, che si presenta come un insieme di racconti solo apparentemente slegati tra loro, ha vinto il premio Pulitzer 2011. Un libro da non perdere.

 Patrizia twitter: @patrizialadaga  Giuditta  twitter: @tempoxme_libri     www.libri.tempoxme.it
1. Dai un voto alla copertina e spiegalo
Voto 8: Il verde è il colore della speranza, il microfono mi parla di voci, musica, racconti amplificati, storie portate all’orecchio del mondo. Mi piace tutto di questa copertina.    bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb
Voto: 10. Le copertine di Minimum fax hanno due requisiti che ne decretano il successo: la riconoscibilità e l’originalità. In questo caso, inoltre, non c’è nulla che possa dispiacere: dal colore verde che si espande su tutta la copertina, giocato su diverse tonalità, e richiamato nel titolo; dall’immagine del microfono abbandonato su un palcoscenico di legno usurato, che oltre a essere correlativo oggettivo della trama stessa del romanzo, imperniata in modo particolare sul mondo musicale, diviene icona perfetta del meraviglioso titolo italiano (Il tempo è un bastardo) tanto più bello e incisivo di quello originale A Visit from the Goon Squad. Mi sono di nuovo dilungata troppo, ma questa copertina per me è troppo e richiama lettori dagli scaffali. Complimenti a Falcinelli & Company!
2. L’incipit è...
Efficace. Ti trasporta immediatamente sul luogo in cui si svolgono i fatti e ti permette di entrare immediatamente nella storia. Cominciò come al solito, …. Mi è sembrato straordinario ed è un canto di sirene per il lettore, che dopo solo poche parole si trova risucchiato interamente in una storia, che dire che parte in medias res è usare categorie vecchie e retoricamente datate per una struttura narrativa che fin dall’incipit si denota per una profonda, naturale, inconsueta predisposizione allo sperimentalismo.
3. Due aggettivi per la trama
Complessa, geniale.  Insolita e genialmente destrutturata.
4. Due aggettivi per lo stile
Smaliziato, ironico. Musicalmente multiforme (questa notazione mi è venuta dopo aver letto la recensione di @trust1870) e abbagliante (ma nel senso positivo e non di “rimprovero” proposto da Francesco Longo nella sua recensione sul Riformista).
5. La frase più bella
Io e Rhea siamo in piedi accanto al letto di Lou, e non sappiamo bene cosa fare. Lo conosciamo da un’epoca in cui non esisteva che le persone normali morissero. Poche volte ho letto una frase che renda meglio l’idea di come gli adolescenti vedono la vita. Ripeto una frase proposta nella mia recensione al libro, che però è talmente strabiliante anche rispetto al senso profondo del libro, che non mi abbandona: La pausa ti fa pensare che la canzone sia finita. Invece scopri che non è finita, e per te è un sollievo. Poi però la canzone finisce davvero, perché tutte le canzoni finiscono, ovviamente, e STAVOLTA. LA. FINE. È. VERA.Potrei aprire un lungo discorso sull’utilizzo narrativo del power point, ma non è questa la sede, altrimenti mi accusano di logorrea.
6. La frase più brutta
Mi fanno male le braccia. Le infilo sotto il letto da ospedale di Lou, lo sollevo e lo ribalto facendolo scivolare nella piscina turchese, l’ago della flebo gli si sfila dal braccio, trascinandosi dietro una scia guizzante di sangue, che allargandosi nell’acqua diventa quasi giallo. La voce di Scotty Hausmann era quella di uno che aveva appena pianto, o che stava per farlo. Forse entrambe le cose. Aveva i capelli lunghi fino alle spalle lisciati col gel a scoprire il volto, e due occhi vuoti, devastati, che producevano un’impressione di abbandono nonostante la rasatura perfetta. Alex riconobbe soltanto i denti: bianchi e lucenti, quasi imbarazzati, come se sapessero che per una faccia così disastrata più di tanto non potevano fare. Alex capì anche che Scotty Hausmann non esisteva. Era un involucro verbale in forma umana: un guscio da cui l’essenza era svanita.Se aggiungo che è il personaggio che pronuncia la battuta: il bastardo ha vinto, alla provocazione di Alex (Il tempo è un bastardo, giusto? E tu vuoi farti mettere i piedi in testa da quel bastardo?)non servono chiarimenti per evidenziare la carica pessimistica del brano che è il leitmotiv dell’intero romanzo.
7. Il personaggio più riuscito
Tutti i personaggi sono eccezionali nella loro umanità. Quello che ho apprezzato di più è Dolly (La Doll). Prima donna in carriera, poi madre disperata disposta a tutto pur di far vivere una vita dignitosa a sua figlia. Ci provo. Sasha…no, aspettate: Lulù. Forse per originalità la piccola Cara-Ann. E Alex, no? Però Lincoln ritratto in maniera indiretta è geniale. Devo scegliere, allora va bene, forse Alison. Ci rinuncio, faccio prima a rispondere all’ottava domanda!
8. Il personaggio meno azzeccato
Nessuno. Sono tutti perfetti nella loro umanissima imperfezione. Bennie: incarna il tipico farabutto, debole e borioso, che fa tanto prototipo americano. Immagino che sia una volontà consapevolezza della Egan ed in questo è un personaggio pienamente riuscito, ma con tutta la mia viva antipatia.
9. La fine è
Coerente con il titolo. Parla del tempo che passa e non torna. Un vero bastardo, insomma… Perfetta … e non posso aggiungere altro perché sarebbe difficile mettere un termine alle riflessioni di una conclusione così geniale sotto ogni punto di vista, narrativo, strutturale, simbolico, letterario…
10. A chi lo consiglieresti?
A chi non si spaventa davanti a un romanzo complesso, caratterizzato da una moltitudine di personaggi che s’incontrano più volte in età differenti e che insieme raccontano come il tempo cambia inesorabilmente la vita delle persone.. Un libro per tutti i gusti e tutti i lettori, ma certamente è un libro strutturalmente polifonico e disomogeo che può entrare in sintonia con chi ama le “avventure” narrative e lo sperimentalismo, ma non mi dispiace pensare che possa affascinare anche chi più semplicemente si affeziona a storie e personaggi.

1 commento

  1. Avatar
    enrico agosto 05, 2013

    Condivido i Vs. pareri. Non ho riesco però a ricostruire la vita di Sasha è corretto l’ordine seguente: 1) scappa di casa 2) viene recuperata a Napoli 3) si mette con Drew (muore Rob) 4) conosce Alex 5) lavora da Bennie 6) si sposa con Drew.
    Gli ultimi punti mi lasciano perplesso.

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