Il soldato che sapeva pedalare

Il soldato che sapeva pedalare

Era un soldato nell’anima questo zio che nei miei ricordi è sempre stato vecchio. Anche il nome, per me bambina, era d’altri tempi: Peppino. Il diminutivo gli donava, sembrava gliel’avessero cucito addosso, perché era piccolo di statura, secco, ingobbito dagli anni e dal peso di una gioventù scapestrata. Che lui non raccontava mai. Ci pensavano mio nonno, suo fratello, e mio padre, a soddisfare la mia curiosità.

Zio Peppino era stato un bambino dispettoso, di quelli che inchiodavano le monete per terra, in strada, e si nascondevano solo per vedere la faccia imbarazzata di chi provava a raccoglierle. Era diventato ragazzo quando l’Europa si affacciava per la seconda volta alla guerra e con il suo carattere guascone, che io non ritrovavo nel vecchietto pacato che mi narrava favole, aveva partecipato a tutte le battaglie, dall’Eritrea alla Spagna, forse per fare grande l’Italia nel mondo, oppure solo per il brivido dell’avventura. Così, gli era capitato di vedere cose che non sarebbe più riuscito a togliersi dagli occhi e, probabilmente, nemmeno dal cuore.

Pochi lo hanno ascoltato raccontare di quei giorni e quelle notti in cui, laggiù nel corno d’Africa, assediati dagli abissini, lui e i compagni furono costretti a dissetarsi con la propria urina pur di sopravvivere. E delle stragi non parlò mai. Di quei gas proibiti, che lasciavano piaghe nel corpo prima di uccidere, non fece parola. Ma di tanto in tanto, si apriva una squarcio nella tela immacolata della sua vita di uomo per bene, una moglie, una casa, un lavoro d’ufficio, macchie d’orrore, stemperate da semplici episodi di vita di soldato. Come quello, che ancora oggi, mi fa sorridere. Peppino che dice di non saper andare in bicicletta, un caporale ostinato che si prodiga per insegnarli a stare in equilibrio sui pedali, ore di lezione con la bici che avanza instabile, il caporale che corre e suda sotto il sole, mentre sostiene il sellino del soldato che tenta di fare del suo meglio per non cadere. Poi, quando Peppino è stanco di giocare, fa uno scatto e si mette a pedalare veloce, stacca le mani dal manubrio, salta su e giù dai gradini, resta in equilibrio su una ruota e ride come un pazzo. Era uno scherzo, dice, mentre l’istruttore strilla, rosso in viso come un peperone, divorato dalla rabbia e dall’umiliazione.

In quel ricordo non c’è traccia dei chiodi avvelenati che i soldati avevano l’ordine di lasciare sulle strade intorno alla base, punte che si conficcavano nei piedi sempre scalzi degli africani, che cadevano a terra agonizzanti.

Zio Peppino mi domandava sempre se volessi una storia da ridere, da piangere o di paura. Ma quale che fosse la mia risposta, finiva per raccontarmi una favola triste.

E io piangevo. Forse in quel pianto c’erano anche le lacrime che avrebbe voluto piangere lui.

8 commenti

  1. Avatar
    beba novembre 09, 2012

    Grazie tesoro per aver fatto riaffiorare nella memoria del cuore il tenero Zio Peppino . le sue visitefacevano tanto ” Natale”…un pensierino per tutti…BAI

  2. Avatar
    beba novembre 09, 2012

    …nella commozione mi è saltata la C di baci. 😉

    • Avatar
      Patrizia La Daga novembre 09, 2012

      Avevo capito, ma poteva anche starci un “Bye” italianizzato… :-)
      Sono contenta che ti sia piaciuto il racconto. A volte i ricordi così lontani bisogna scriverli per non fareli sbiadire troppo. Baci a te.

  3. Avatar
    ZioLeo novembre 09, 2012

    Tenero…! Ne conosco tante del caro zio Peppino, per me “sio Bepin”, ma sai che questa mi mancava?? E’ proprio lui! … Da ridere, da piangere o di paura… già, eterno dilemma: anche a Silvia è toccato di dover scegliere da piccola con le mie fiabe…

  4. Avatar
    lore novembre 14, 2012

    bellissimo! grazie! mi ricorda mia madre che mi raccontava della sua infanzia. Dobbiamo continuare a ricordare anche i ricordi di chi non c’e’ piu’, altrimenti la memoria si perdera’ per sempre e saremo davvero piu’ poveri.
    PS: non mi conosci ma sono amica di Leo e Beba e apprezzo molto il tuo blog :o)

    • Avatar
      Patrizia La Daga novembre 14, 2012

      Che belle parole, grazie! È una soddisfazione sapere di suscitare emozioni anche in chi non ha conosciuto direttamente i protagonisti. Spero di conoscerti un giorno.

      • Avatar
        lore novembre 18, 2012

        anche a me farebbe piacere conoscerti. Bisognera’ che dica ai tuoi zii di tenermi aggiornata sulla tua prossima visita in Italia e poi chissa’, magari un giorno o l’altro potrei regalarmi una gita in Spagna, da tempo vorrei andare a trovare un’amica a Madrid e potrei aggiungere una tappa! A presto, spero

  5. Avatar
    Gabriele agosto 25, 2014

    Carino il blog, racconti interessanti :)

Scrivi un commento

La tua mail non sarà pubblicata. I campi con * sono obbligatori*