Il nero e l’argento. Paolo Giordano

Il nero e l’argento. Paolo Giordano

Copertina Il nero e l'argentoÈ in libreria da pochi giorni Il nero e l’argento (Einaudi), l’ultimo e maturo romanzo di Paolo Giordano, il giovane prodigio che con il libro d’esordio, La solitudine dei numeri primi, nel 2008 vinse il Premio Strega a soli ventisei anni, vendendo oltre un milione di copie.

Nel 2012 Giordano aveva pubblicato con Mondadori un secondo romanzo, Il corpo umano, in cui confermava il suo talento narrativo, ma è Il nero e l’argento il titolo della svolta.

Come è naturale, anche i giovani scrittori crescono, e il farsi uomo conduce Giordano ad addentrarsi nelle intricate dinamiche di coppia, nei misteriosi equilibri che fanno di ogni famiglia un meccanismo che funziona a meraviglia fino a quando un ingranaggio, senza preavviso, si inceppa e obbliga tutti i membri a rinegoziare il proprio ruolo, a cedere qualche posizione per non mandare tutto in pezzi.

Nel caso de Il nero e l’argento, storia narrata in prima persona da un uomo sposato con Nora, padre di Emanuele e datore di lavoro della signora A., detta anche Babette, governante-bambinaia, che si prende cura della coppia prima e della famiglia poi, l’ingranaggio che va in tilt è rappresentato dalla malattia incurabile della signora A.

Dopo anni di fedele servizio, che hanno generato una complicità molto vicina all’amicizia, Babette, energica vedova tuttofare, si licenzia per cominciare il doloroso percorso di cure contro il cancro che l’ha colpita e che la condurrà alla morte.

– Che cosa ti manca di più di lei? – ho detto?

Nora non ha avuto bisogno di riflettere, è evidente che aveva meditato la risposta fra sé. – Mi manca il modo in cui ci dava coraggio. La gente è così avara di coraggio. Vogliono soltanto accertarsi che tu ne abbia ancora meno di loro-. Ha indugiato in una lunga pausa. Non so decidermi se le sue pause siano spontanee, oppure le misuri a una a una come un’attrice. – Lei no, -ha aggiunto, – lei faceva sempre il tifo per noi.

L’assenza della signora A., teoricamente rimediabile con una sostituta, genera invece una sorta di terremoto nelle dinamiche familiari.

A lungo andare ogni amore ha bisogno di qualcuno che lo veda e lo riconosca, che lo avvalori, altrimenti rischia di essere scambiato per un malinteso. Senza il suo sguardo ci sentivamo in pericolo.

DSC_0080Sono sorprendentemente intense le pagine che Giordano, in genere misurato nel ritrarre il sentimento, dedica alle cure che Nora e suo marito riservano alla “loro” Babette negli ultimi tempi della sua vita.

Un romanzo cupo, intriso di dolore e morte, come ci ha abituati lo scrittore, ma che lascia indovinare sprazzi di azzurro, parentesi d’amore condensate in poche righe, senza sbavature, senza concessioni al sentimentalismo:

(Nora) Con uno spirito non troppo dissimile da quello con cui arreda le case altrui, ha arredato anche la mia vita, che prima era frugale e disadorna.

Si piange chiudendo Il nero e l’argento, come hanno pianto in sala molti di coloro che hanno assistito alla presentazione ufficiale del libro, avvenuta il 10 maggio al Salone del Libro di Torino, un evento impreziosito dal reading dell’attrice Isabella Ragonese e dello stesso Giordano. Lacrime che vale la pena di versare.

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