Da Italians una giornata nel mondo

Il 3 dicembre del 2008 il blog di Beppe Severgnini  «Italians» compiva dieci anni e per celebrarli era stato chiesto ai lettori con la passione della scrittura di inviare un racconto dedicato a un’ora del giorno non più lungo di duemila battute.

Il pubblico votò le storie migliori fino a selezionarne dieci per ogni ora della giornata. Si ottennero così 240 racconti riuniti in un e-book il cui titolo era: “Italians una giornata nel mondo”. Tra quelle storie una era mia.

Oggi che ho questo blog tutto per me mi fa piacere rispolverare quel mio breve testo collocato nel libro alle ore 16.00. L’ora dell’uscita da scuola per molti bambini spagnoli. Lo condivido con voi e ringrazio, anche se a distanza di tantissimo tempo, Severgnini e la sua redazione per la bella iniziativa.

A Barcellona una domenica di dicembre

La scuola è una palazzina bianca a due piani e si estende su un terreno vasto, dove gli spazi di gioco per i più piccoli si alternano ai campi da calcetto o da basket per gli studenti più grandi. Dalle aule al piano superiore nelle giornate serene si vede il mare e i bambini spesso ci vanno in gita con le loro maestre.

“Siamo fortunati” penso ogni pomeriggio, quando alle quattro esco di casa per andare a prendere i miei figli. Abitiamo a un passo dalla scuola, nel quartiere più prestigioso di Barcellona; a sette anni Lorenzo parla già tre lingue e Martina, che di anni ne ha solo tre, ha visto più mondo di quanto avessi fatto io a venti. Hanno amici di ogni nazionalià e colore e genitori uniti che si amano e li amano.

Sono nati qui i miei figli, lontano da quella Milano d’asfalto in cui sono cresciuta e dove torno a salutare parenti e amici cinque o sei volte l’anno. Casa adesso è qui, in questa città compressa tra la collina e il mare, spagnola per gli stranieri, catalana per chi ci è nato, unica per tutti quelli che ci vivono. Casa è passeggiare in maniche di camicia sulla spiaggia una domenica di dicembre e poi fermarsi in un chiringuito a degustare tapas, mentre qualche turista nordico in costume si tuffa in mare come se fosse agosto.

I bambini scalzi giocano a palla sulla sabbia, i calzoni arrotolati fino al ginocchio. Sudano. Nello stesso momento squilla il cellulare ed è mia madre che immagino raggomitolata sulla sua poltrona, avvolta in un plaid per proteggersi dal gelo invernale, mentre guarda “Domenica In” e dalle finestre di casa non vede che il grigio lattiginoso della nebbia padana. Parlo con lei e socchiudo gli occhi per proteggermi dal sole e forse dai pensieri. È  il riverbero o sono lacrime di nostalgia? Il dubbio svanisce mentre con lo sguardo scorgo la scia di un aereo, forse va a Milano, penso, mille chilometri sono un’inezia, un’ora di volo, poche pagine di un libro. Sono il prezzo che pago per poter vedere il sorriso dei miei figli ogni pomeriggio alle quattro, quando racconto loro che dalla mia scuola non si vedeva il mare.

Non vivrò mai più dove sono nata. Perdonami se puoi, mamma.

2 commenti

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    stefano luglio 21, 2014

    Pensa un po’ io sono finalista con 2 brani (ore 13 e ore 07). Scritti male e di fretta ma era un esordio misconosciuto, l’unica soddisfazione, magari qualcuno (forse tu?) è riuscito a scrivere non solo per gli amici. Che bella coincidenza!

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      Patrizia La Daga luglio 21, 2014

      Scrivo per mestiere da 25 anni. Quello era un gioco. Però bella coincidenza, sì!

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