Come l’aria. Melinda Nadj Abonji

Come l’aria. Melinda Nadj Abonji

 Agosto 2013

Patrizia&Giuditta 2 Voci per 1 Libro è una rubrica che nasce dall’incontro di due persone distanti per formazione ed esperienze di vita, ma unite da una grande passione per i libri e la letteratura. Due donne, Giuditta e io, che si sono conosciute leggendo l’una il blog dell’altra senza essersi mai incontrate di persona (ma intenzionate a farlo presto), due “sentire” spesso discordanti ma sempre rispettosi e aperti al confronto. Da questa complicità è nata, tra un tweet e l’altro, l’idea della rubrica. Un luogo in cui confrontarsi su un libro diverso ogni mese in modo divertente e scanzonato, senza il rigore di una recensione, ma con l’attenzione ai dettagli. Una sorta di gioco (liberamente tratto dalle famose interviste della trasmissione “Le Iene”) che vi permetterà di conoscere nuovi romanzi e sorridere un po’. Per assecondare i gusti di tutti i lettori, abbiamo deciso di seguire uno schema che prevede l’alternarsi di un autore italiano, uno spagnolo e uno di qualsiasi altra nazionalità. Il mese di agosto ospita un romanzo da leggere non precisamente sotto l’ombrellone, bensì con i pensieri al fresco, concentrati su un pezzo di storia europea: la disintegrazione della ex-Jugoslavia e l’ondata migratoria che ne è derivata. La storia della famiglia Kocsis, emigrata dalla Voivodina in Svizzera, è una lettura sofisticata e allo stesso tempo sincera, talvolta ironica e altre dolorosa, indubbiamente consigliata.

Come l’aria 

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 Melinda Nadj Abonji

Voland Edizioni

primo piano patri con libri Patrizia   twitter: @patrizialadaga giuditta Giuditta  twitter: @tempoxme_libri     www.libri.tempoxme.it
1. Dai un voto alla copertina e spiegala
Voto:8 Una copertina elegante, che sa di cose che non cambiano mai. Proprio “Come l’aria”. Voto: 9. Le copertine Voland sanno essere riconoscibili senza sembrare ripetitive Questa mi sembra particolarmente riuscita, sia nella scelta dei colori che per l’immagine. L’albero dalla ricca chioma che rappresenta l’identità e l’appartenenza alle proprie radici, tema predominante del romanzo. Anche il titolo, con la voluta sospensione del “come”, è brillantemente appropriato e calzante.
2. L’incipit è…
Come un disegno di bambino. Colorato e pieno di elementi che ti trascinano dentro al mondo della protagonista, che è anche la voce narrante del romanzo. Il ritorno estivo nella terra d’origine, l’ostentazione del miglioramento economico attraverso la macchina americana a lenire l’acuto sentimento di nostalgia. Il tutto concentrato in poche righe. Questa la grande capacità che Abonji dimostra già nell’incipit e conserva per tutto il romanzo.
3. Due aggettivi per la trama
Multitemporale e nostalgica. Monologante e intima.
4. Due aggettivi per lo stile
Limpido e familiare. Introspettivo e originale
5. La frase più bella
La famiglia riunita festeggia l’ottenimento del passaporto svizzero e il padre, stappando una bottiglia per brindare, ricorda il duro arrivo nel paese con una “valigia e una parola”. Sua figlia scrive:

Qual è la parola con cui siete arrivati, domando quando la bottiglia di champagne è finita e papà si alza per andare a prenderne un’altra. Arbeit, lavoro.

Un obiettivo e una vita riassunti in poche parole.

Nessuno sa cosa significano per me questi alberi, l’aria tra gli alberi che si può proprio vedere, e in nessun altro luogo gli alberi sono più promettenti che qui, dove la pianura gli lascia spazio, e anche questa volta vorrei fermarmi, appoggiarmi di schiena a uno dei tronchi, alzare lo sguardo, farmi incantare dai piccoli movimenti rapidi delle foglie, e anche questa volta non chiedo a mio padre di fermarsi perché non saprei rispondere alla domanda sul motivo, perché dovrei raccontare molte cose, e senz’altro di Matteo, spiegare perché voglio fermarmi proprio qui, a un passo dalla meta.

Per me questo libro offre tanti passi straordinari in cui si descrivono stati d’animo, suggestioni, impressioni toccando le corde più profonde dell’anima umana. Scelgo il primo tra quelli che ho annotato.

6. La frase più brutta
Il romanzo della Abonji non ha frasi stilisticamente brutte. È ciò che la scrittrice narra che talvolta risulta duro. Ho scelto un passaggio che illustra l’assurdità della guerra, capace di trasforma i cuori delle persone:

Sai com’è quando spari una palla in fronte al tuo migliore amico, e dopo lo guardi in volto con tutta calma senza provare il minimo sentimento?

Non una frase, ma la situazione che maggiormente ricalca con forte icasticità le difficoltà d’integrazione e il senso profondo di emarginazione con un atto di razzismo che ferisce più di un insulto urlato pubblicamente:
Un’asse del gabinetto smerdata, un paio di mutande da uomo gettate in terra di fianco alla tazza, la parete marezzata che non è più bianca ma imbrattata di merda (lo specchio riunisce il tutto)…
Così la protagonista trova il bagno del locale di cui i suoi con grandi sacrifici sono divenuti proprietari e che gestiscono nella civilissima Svizzera.

 

7. Il personaggio più riuscito
Il padre della protagonista. Un uomo dai sentimenti forti, con un’infanzia difficile, tante debolezze, ma un amore profondo per la sua famiglia. I genitori con il groviglio di contraddizioni che si portano dolorosamente dietro, tra il desiderio di riscatto, le frustrazioni dell’emarginazione e le difficoltà dell’integrazione unite alla nostalgia della terra d’origine e al legame con le tradizioni, ma anche alla difficile storia del loro paese, la ex-Jugoslavia, e della minoranza di cui fanno parte, la comunità ungherese della Vovodina. Filtrati dalla percezione della protagonista i loro sentimenti e i loro comportamenti diventano ancora più complessi e ricchi di sfumature.
8. Il personaggio meno azzeccato
Non c’è. Ho lontane origini croate da parte di padre e certi nomi e certi ambienti rurali mi ricordano luoghi e persone reali, perciò trovo tutti i personaggi credibili. Per me, nessuno. Ogni personaggio attraverso lo sguardo della protagonista è analizzato con grande forza e passione. Questa ottica mediata e limitata rende anche le figure più antipatiche empatiche e vere. 
9 La fine è…
Dolcemente malinconica. Difficile trovare un aggettivo che non suoni banale per descrivere la struggente commozione delle righe finali di questo romanzo particolare che ti entra dentro e ti arricchisce irrimediabilmente. Forse se sapessi scrivere le note, sarebbe la partitura di una canzone modulata di malinconia e di amore.
10. A chi lo consiglieresti?
A chi è sensibile ai temi dell’immigrazione e ama conoscere vicende e punti di vista di cui non si parla spesso, ma anche a chi apprezza il “bello scrivere”. Come l’aria è un libro intenso e poetico che piacerà ai lettori dai gusti più raffinati. Non si può dire che Abonji abbia una scrittura scorrevole o piana. Consigliato a tutti coloro che non solo amano le storie ricche di pathos e di introspezione ma si lasciano trascinare dalla musicalità dei pensieri che scorrono con un ritmo proprio e inedito, anche se non facilmente orecchiabile.

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