Capo Scirocco di Emanuela E. Abbadessa

Capo Scirocco di Emanuela E. Abbadessa

Settembre 2013

Patrizia&Giuditta 2 Voci per 1 Libro è una rubrica che nasce dall’incontro di due persone distanti per formazione ed esperienze di vita, ma unite da una grande passione per i libri e la letteratura. Due donne, Giuditta e io, che si sono conosciute leggendo l’una il blog dell’altra senza essersi mai incontrate di persona (ma intenzionate a farlo presto), due “sentire” spesso discordanti ma sempre rispettosi e aperti al confronto. Da questa complicità è nata, tra un tweet e l’altro, l’idea della rubrica. Un luogo in cui confrontarsi su un libro diverso ogni mese in modo divertente e scanzonato, senza il rigore di una recensione, ma con l’attenzione ai dettagli. Una sorta di gioco (liberamente tratto dalle famose interviste della trasmissione “Le Iene”) che vi permetterà di conoscere nuovi romanzi e sorridere un po’. Per assecondare i gusti di tutti i lettori, abbiamo deciso di seguire uno schema che prevede l’alternarsi di un autore italiano, uno spagnolo e uno di qualsiasi altra nazionalità.

In settembre torniamo in Italia, precisamente in Sicilia, con Capo Scirocco, di Emanuela E. Abbadessa, (Rizzoli) un romanzo delicato e musicale che piacerà a chi ama la letteratura ottocentesca. Intrecci amorosi, forti passioni e brucianti gelosie fanno della storia di Rita e Luigi, i protagonisti, una lettura piacevole e originale nel panorama letterario dei nostri tempi.

Capo Scirocco

Capo-Scirocco-Abbadessa

 Emanuela E. Abbadessa

Rizzoli

foto_patrizia Patrizia   twitter: @patrizialadaga giuditta Giuditta  twitter: @tempoxme_libri     www.libri.tempoxme.it
1. Dai un voto alla copertina e spiegala
Voto: 7/8. Una bella copertina, vivace, estiva e “appetitosa” ma forse un po’ distante dal contenuto e dallo stile del romanzo. Il fico d’india simboleggia i luoghi in cui si svolgono gli eventi (in Sicilia) e le passioni che tormentano i protagonisti, ma nell’insieme l’immagine risulta un po’ troppo moderna per la storia che si narra. Voto: 7. Bisogna leggere la scena in cui il frutto della copertina è protagonista e galeotto di una dichiarazione d’amore per capire che meritatamente ne è oggetto, con un tocco leggero ed elegante di sensualità. I bei caratteri cubitali del titolo e del nome della scrittrice fanno il resto. Positiva l’inserzione di uno stralcio del romanzo. Una copertina che non urla ma attrae.
2. L’incipit è…
Malinconico, perfetto per descrivere i sentimenti di chi lascia la terra natale e viaggia da solo verso l’ignoto. Vivido e struggente. Rende immediatamente l’eleganza dello stile di Abbadessa.
3. Due aggettivi per la trama
Ottocentesca e passionale.  Melodrammatica e romantica.
4. Due aggettivi per lo stile
Lirico ma agile.  Musicale e classicamente forbito
5. La frase più bella
Difficile scegliere quando un romanzo è scritto con tanta delicatezza e musicalità. Le belle frasi sono frequenti, note semplici,  ma suonate alla perfezione, che rendono splendida la melodia. Ne propongo una che rende l’idea della capacità descrittiva di Abbadessa. Io amo il mare e, leggendo, mi sono ritrovata nella grotta con la coppia di protagonisti:

Coi remi tirati a bordo, scivolarono su un tappeto di cristallo trasparente che si fece blu profondo e poi subito verde come un prato. Nel silenzio assoluto dell’antro si udiva solo l’eco di una mesta risacca.Tra le rocce, piccola e bianca, si ergeva la Madonnina dei pescatori.

Abbadessa riesce a esprimere attraverso i dettagli musicali sentimenti e percezioni. A mio avviso le pagine più riuscite del romanzo sono da ricercarsi proprio nelle descrizioni in cui la musica riempie gli spazi del cuore, dell’anima e delle reazioni dei personaggi. Ne scelgo una di queste:

“La musica si diffuse nella stanza potente e lieve. Sul reticolo fitto degli accordi si levava acuto un canto di disperata bellezza che fiaccava le membra. Infinita, lunga e straziante, quando sembrava sul punto di spegnersi, la melodia rimontava, si gonfiava e saliva in alto per poi ridiscendere lentamente, ondeggiando come una piuma. E questo avvenne una volta e poi ancora una e ancora un’altra e Luigi seppe che era Anna a nutrire la musica confondendola in un vortice per poi lasciarla al destino della sua misera caduta. Infine le note tacquero del tutto, lei tirò fuori un fazzoletto dal polsino del vestito e si asciugò il viso. Forse era una lacrima.”

6. La frase più brutta
Le descrizioni sono senz’altro il punto forte del narrare di Abbadessa che in Capo Scirocco sceglie di occuparsi dell’alta società di fine ottocento, fatta abiti sfarzosi e lussuose dimore. A parte una visita a un ospizio, non ci sono brutture rilevanti né morali né, tantomeno stilistiche. Solo il dettaglio di una descrizione mi ha infastidito:

La carnagione era chiara e gli occhi neri come due scarafaggi recavano come unico segno del tempo delle piccole rughe agli angoli.

Gli scarafaggi proprio no…

Capo Scirocco nelle scene e negli eventi è alquanto patinato. L’unico squarcio sulla vera miseria umana, che potrebbe essere additato come “brutto” dal punto di vista etico è la visita all’ospizio in cui i vecchi sono abbandonati a se stessi e alle proprie lordure e che ahimè ricorda alcuni dolorosi fatti di cronaca:


“Quando furono di fronte al letto di una vecchia immobile su un lenzuolo macchiato d’orina, l’orrore della signora fu tale che implorò di essere portata via.” 

7. Il personaggio più riuscito
I personaggi di Capo Scirocco sono tutti mossi da forti passioni, come comanda il romanticismo di stampo ottocentesco, e sono tutti piacevolmente esagerati. Il mio preferito è Cettina. Devota, sincera e molto ironica. Come i personaggi dell’Opera le figure di Capo Scirocco sono estreme e fortemente sentimentali. All’interno di questa misura sono tutti personaggi riusciti, senza che nessuno di loro risulti perfetto.
8. Il personaggio meno azzeccato
In Capo Scirocco, tra gli attori che si muovono sulla scena del romanzo, non ho trovato personaggi spiacevoli o inadatti. Ho notato, tuttavia, un’assenza: quella del padre di Luigi, il protagonista. Può un padre, per quanto malvagio, svanire del tutto nel ricordo? Non ci sono personaggi “sbagliati”. Il romanzo a mio avviso si regge e trova il proprio respiro nell’ambientazione e nella musicalità del testo. Come nell’opera lirica Violetta è un personaggio stereotipato che trae vigore dalle arie che canta, così anche in Capo Scirocco affascina il contorno, la ricchezza degli interni, i preziosismi musicali, e non si chiede ai personaggi di essere credibili.
9 La fine è…
Tristemente poetica. Un tributo all’opera lirica di cui Capo Scirocco è intriso.
10. A chi lo consiglieresti?
A chi apprezza il romanzo ottocentesco, le storie d’amore, la musica classica e l’opera lirica. A chi ama l’opera lirica e la letteratura italiana dell’Ottocento. Abbadessa riesce a intessere su un canovaccio che sa di Verga una narrazione preziosa e raffinata, che risulta godibile e piacevole.

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