“Bambini nel tempo” di Ricardo Menéndez Salmón

“Bambini nel tempo” di Ricardo Menéndez Salmón

 

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Novembre 2015 

La morte di un figlio piccolo, il dolore sconfinato di un padre, la letteratura come unica risorsa per non cedere alla disperazione, per resistere quando vivere non sembra più un’opzione possibile. È questo il tema di Bambini nel tempo dello spagnolo Ricardo Menéndez Salmón, pubblicato da Marcos y Marcos, un libro dalla prosa magnifica che, specialmente nelle prime pagine, lacera l’anima anche del più navigato tra i lettori. Diviso in tre parti apparentemente sconnesse tra loro, Bambini nel tempo affronta dapprima il dramma di una coppia che perde il suo bambino malato, quindi narra l’infanzia immaginaria di Gesù, per concludersi con il viaggio a Creta di una donna spagnola in attesa di un figlio. È nell’ultimo episodio che si rivelerà la connessione tra i tre racconti.

Patrizia&Giuditta 2VociX1Libro è una rubrica che nasce dall’incontro di due persone distanti per formazione ed esperienze di vita, ma unite da una grande passione per i libri e la letteratura. Due donne, Giuditta e io, che si sono conosciute leggendo l’una il blog dell’altra, due “sentire” spesso discordanti ma sempre rispettosi e aperti al confronto. Da questa complicità è nata, tra un tweet e l’altro, l’idea della rubrica. Un luogo in cui confrontarsi su un libro diverso ogni mese in modo divertente e scanzonato, senza il rigore di una recensione, ma con l’attenzione ai dettagli. Una sorta di gioco (liberamente tratto dalle famose interviste della trasmissione “Le Iene”) che vi permetterà di conoscere nuovi romanzi e sorridere un po’.

Bambini nel tempo

Bambini nel tempo menéndez

Ricardo Menéndez Salmón

Marcos y Marcos

foto_patrizia Patrizia   twitter: @patrizialadaga giuditta Giuditta twitter: @tempoxme_libri     www.libri.tempoxme.it
1. Dai un voto alla copertina e spiegalo
Voto: 5. Spermatozoi vaganti in un mare di rosso. La copertina italiana non mi ha convinto, specie se comparata con quella dell’edizione originale spagnola (Anagrama), nella quale si rimane irrimediabilmente ancorati allo sguardo del bimbo in primo piano.  Unknown Voto: 8. In un primo tempo non avevo fatto caso ai disegni della copertina nei dettagli, solo a libro ultimato mi sono accorta che non sono semplici ghirigori quelli che si agitano sul fondo rosso, ma spermatozoi guizzanti e in movimento ondulatorio. Ho trovato la copertina di grande leggerezza espressiva, avvalorata come sempre per i tipi Marcos y Marcos dall’ottima qualità della materia prima: la carta.

2. L’incipit è…

 Solenne e di gran efficacia.

E come l’istante del concepimento, quel misterioso impatto in cui due princìpi collidono per cambiare il corso del mondo, fu impercettibile, con entrambi i protagonisti inconsapevoli di ciò che nasceva all’interno dei corpi, altrettanto silenzioso fu l’istante della disgrazia.

E come l’istante del concepimento…

Folgorante con quella congiunzione iniziale che congiunge in un immediato abbraccio il lettore e l’io narrante e crea una subitanea, lirica immedesimazione.


3. Due aggettivi per la trama

Spezzata ma coerente.

Dilaniante e artificiosa.
La prima parte del libro, “La ferita”, è come un racconto a sé, di spietata inaudita dilacerante bellezza.

4. Due aggettivi per lo stile

Aulico, magnifico. Perfetto e seducente, forse troppo.

5. La frase più bella

La sintesi del vincolo padre-figlio in poche righe. Un’immagine potente in cui ogni genitore può riconoscersi.

Ogni padre sa cosa significa sentire quel peso sulle spalle, un peso inesistente e allo stesso tempo insostenibile. Insostenibile perchè l’amore non pesa; insostenibile perchè il figlio amato è la sostanza più pesante del mondo

La bellezza della prosa di Ricardo Menéndez Salmòn è incontestabile. “Bambini nel tempo” è una lunghissima frase piena di grazia ed eleganza, senza mai una caduta di stile, sempre tersa e cristallina. Ma forse proprio la sfolgorante bellezza della scrittura è un limite del libro, come se bloccasse il sentimento, lo irrigidisse nella sua adamantina perfezione. Scelgo dunque una frase che mette ben in luce la poetica del libro:

E si chiese se per caso la letteratura non fosse che un’altra forma di religione, un’altra pratica superstiziosa per combattere la morte con un’arma fantasmagorica: la parola. I suoi libri gli parvero lì, in quel minuto di pace dentro la chiesa, come l’ennesimo grido umano nella lotta contro il destino comune.

6. La frase più brutta

Un brano terrificante quello in cui Ricardo Menéndez Salmón descrive la sofferenza della piccola Lavinia, amica d’infanzia di Gesù. La forza distruttiva della malattia è potenziata dalla grandezza della prosa. La bruttezza si riferisce, naturalmente, solo al contesto. La versione originale è potentissima:

Lavinia se pudre, se pudren sus huesos y se pudre su aliento.

Perché Lavinia marcisce. Marciscono le sue ossa, marcisce il suo alito. 

Nella traduzione italiana, tuttavia, Claudia Tarolo ha scelto di mitigare l’orrore utilizzando un verbo, sempre doloroso, ma forse un po’ meno atroce:

Perchè Lavinia si disfa. Si disfano le sue ossa, si disfa il suo alito. Qualcosa senza nome e con un unico attributo – una tristezza empia che la malattia regala – la divora da dentro, nelle ondate di sangue più pallido che, con la costanza di un pendolo, docile e sconfitta, la sua gola deposita per lo più nella sputacchiera di alabastro, o a volte, quando l’impulso prevale sui riflessi, sulle lenzuola stese da dolcissime mani.

Continuo la citazione precedente, che nella sua algida bellezza mette ben in luce il limite riscontrato nel libro, di azzerare la carica sentimentale nel dettato eccessivamente lavorato e ammaliante:

Altri avevano i loro riti, il loro mistero incarnato; lui aveva il suo tabernacolo di carta, un luogo in cui nessun cadavere si sarebbe decomposto nei secoli dei secoli, e a cui pure accorrevano pellegrini da tutto il mondo.

Una cattedrale gotica, piena di volute e ghirigori, in cui la forza incantatrice della parola fa perdere forza e pienezza al sentimento che la anima, eccezion fatta per la prima parte, in cui perfezione stilistica e afflato narrativo si tengono in un equilibrio compiuto.

7. Il personaggio più riuscito

Antares, il protagonista della prima parte, l’uomo che perde il figlio bambino e che vede la sua famiglia, il suo intero mondo, sgretolarsi tra le mani. L’autore rende palpabili il suo dolore e la sua impotenza. I padri, nella loro disperazione e inanità: l’io narrante e Giuseppe della parte centrale.

8. Il personaggio meno azzeccato

Gesù (e la sua infanzia inventata). Ho trovato tutta la seconda parte del libro pesante e contorta. Un diversivo  originale, ma che non mi ha convinto del tutto. Nel terzo episodio il romanzo recupera l’intensità della prima parte. Gesù, in cui l’artificio risulta più evidente. Per quanto geniale nella sua portata filosofica e narrativa, la presenza del divino come bambino di cui raccontare l’infanzia risulta cerebrale e forzato.

9 La fine è…

Poetica. La vita che in un modo o nell’altro riesce sempre a vincere il dolore, la morte, l’oblio. Ammaliante.

10. A chi lo consiglieresti?

Bambini nel tempo è un libro per lettori pazienti, che non cercano storie per intrattenersi, ma parole per provare emozioni, riflettere e cerare di dare un senso alle cose del mondo. A chi nei libri ama la ricercatezza della parola, la perfezione lucida della scrittura, l’ingegnosità della narrazione.

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